Angela Merkel tra bambini e lacrime: erano giuste quelle parole?

Angela Merkel, in un confronto con una ragazzina palestinese, è stata insieme dura e sincera come il perfetto archetipo teutonico impone: facendo piangere Reem ha scoperto il fianco ai deamicisiani, ma le sue parole dicono semplicemente la verità.

Angela Merkel tra bambini e lacrime: erano giuste quelle parole?

Relazioni pubbliche, queste sconosciute: nell’immaginario collettivo occidentale, Angela Merkel sta assumendo sempre più i contorni del “lupo cattivo” delle favole, grazie alla quantità industriale di uscite infelici che sta riuscendo a sfornare negli ultimi tempi. Il Cancelliere tedesco sta dispensando almeno una “pillola” al mese, ed il FoTM (Flavour of the month, locuzione utilizzata dagli anglofoni per indicare la moda del momento) è senz’altro il video della “cattiva Angela” che fa scoppiare in lacrime la povera ragazzina palestinese.

“Non possiamo accogliervi tutti, qualcuno dovrà per forza tornare a casa” ha affermato la Merkel, nel corso di una riunione con i cittadini (un’usanza piuttosto comune in Germania) tenutasi a Rostock, nel Nord-Est del Paese. Le sue parole erano dirette a Reem, una piccola rifugiata fuggita da un campo profughi in Libano, ancora in attesa-come tutta la sua famiglia-del tanto agognato asilo politico in terra teutonica.

Certo, le parole utilizzate dalla Merkel sono state tutt’altro che apprezzabili, tantopiù dal momento che erano rivolte ad una ragazzina che ha già saputo sperimentare l’inferno dell’esodo e della guerra sulla propria pelle. Eppure il concetto di base è in realtà molto meno discutibile di quanto la pura analisi semantica della frase incriminata possa lasciar supporre. Il Cancelliere dunque ha senz’altro sbagliato nei toni, ma non nel contenuto.

Il perché è presto spiegato: la Merkel non ha detto nulla di clamoroso, né di mendace in alcun modo. Concretamente parlando, la Germania non è preparata (né può prepararsi nel breve) a diventare la “terra promessa” degli esuli palestinesi, vessati dalle continue rappresaglie israeliane in terra natìa. Un’affermazione diversa da parte del Cancelliere tedesco, sarebbe stata senz’altro da bollarsi come propaganda populistica.

In Italia, le dichiarazioni di Angela Merkel hanno fatto particolarmente scalpore. Ma non è difficile intuirne i motivi, dal momento che i politici nostrani ci hanno sempre abituati al culto della demagogia innanzitutto, facendo promesse palesemente inattuabili (per poi dare le colpe del fallimento non all’irrealizzabilità congenita del progetto, ma alle ingerenze degli schieramenti opposti). E gli italiani, dal canto loro, sono altrettanti maestri nel farsi menare per il naso (ci risparmiamo l’allusione ad orifizi meno nobili) nel periodo elettorale.

Così accade che non appena un buzzurro qualsiasi si ritrovi ad affacciarsi sulla scena politica italica, proponendo un programma incredibilmente arido-composto da soluzioni fallaci, né brillanti né efficaci, imbellettate da proclami drastici sulle problematiche del momento-viene osannato come “quello che parla chiaro e ci vede lungo”. Non intendiamo fare riferimenti più precisi, ma Salvini potrebbe avvertire l’urgenza di recarsi da un otorinolaringoiatra.

La verità è che, in Italia, siamo abituati male. Anzi, ci siamo abituati male. Ci siamo abituati a spingere i politici a dire ciò che vogliamo sentire, a non affrontare i problemi, a rispondere ad ogni argomentazione pertinente che possa metterci in difficoltà, con una fulminea azione di scaricabarile. Promettere non costa nulla, e nel caso alla fine è sempre colpa di qualcun altro.

In questo caso, fortunatamente per i tedeschi, la Merkel non ha solo parlato chiaro, ma ha ribadito una verità autoevidente: in Germania non può esserci posto per tutti i rifugiati. Ciò non significa non volerli accogliere beninteso, perché si tratta del Paese con più stranieri di tutta l’Unione Europea (7,3 milioni, contro i 5 milioni di stranieri presenti in Italia). Nessuno in Europa ha accolto come la Germania, che grazie alle sue politiche avanguardistiche sull’immigrazione ha saputo fornire straordinarie possibilità di integrazione per chi arrivava da realtà disastrate.

Ma se ora si cominciasse il pericoloso processo di aggiramento delle suddette normative, sia pure per casi eccezionali come la situazione in Palestina (le richieste d’asilo sono più che raddoppiate negli ultimi 12 mesi), si rischierebbe di rompere il giocattolo. Ed a farne le spese sarebbero sia i tedeschi, sia gli immigrati stessi, che non potrebbero più godere dell’efficace piano di integrazione ideato in quel di Berlino.

La Merkel questo lo sa bene, e lungi dai suoi desideri è l’idea di trasformare il suo Paese in un’Italia-bis, in cui l’eccessiva burocratizzazione e la disorganizzazione totale la facciano da padrone; permettendo al politicante demagogista di turno di fare una rustica e semplicissima propaganda anti-immigrati, e raccogliere consensi più facili di 2+2 grazie a speculazioni, non a reali soluzioni.

Per questa ragione Felix Seibert-Daiker, moderatore del dibattito nonché esperto in problemi dell’infanzia, ha difeso a spada tratta la Merkel, nonostante il mondo intero si sia commosso per le lacrime della piccola Reem. “E’ stata umana, alla sua maniera” ha dichiarato Felix, alludendo alle parole del Cancelliere. Perché se la cruda realtà può essere un boccone amaro da digerire, alimentare false speranze non fa altro che procrastinare il problema, rischiando di creare un effetto-valanga capace di travolgere persino un Paese che si basa su certezze molto più che consolidate come la Germania.

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