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Allevamento lager in Corea del Sud: cani storditi con scosse e macellati per un ristorante

Dopo una denuncia per maltrattamenti e l'intervento di due associazioni ambientaliste, è stato definitivamente chiuso un allevamento lager in cui decine di cani di razza venivano uccisi, fulminati con scarica elettrica e serviti in un ristorante sudcoreano.

Esteri
Pubblicato il 2 settembre 2021, alle ore 16:30

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Allevamento lager in Corea del Sud: cani storditi con scosse e macellati per un ristorante

Dopo oltre 20 anni di brutale attività, un allevamento di cani, destinati alla macellazione per il consumo umano, è stato definitivamente chiuso in Corea del Sud. 

Ciò ha portato al salvataggio di circa 60 adulti e cuccioli razza Jindo, grazie al prezioso e fondamentale interento di volontari delle associazioni animaliste Humane Society International Corea e LIFE, che hanno trovato un accordo col proprietario dell’allevamento situato sull’isola di Jindo. 

L’accaduto

La carne dei cani uccisi all’interno del macello era servita in un ristorante della zona sudcoreana, di proprietà dell’allevatore dell’orrore, un 66enne di nome Kim. L’allevamento è stato chiuso dopo una denuncia dei vicini che hanno allertato le forze dell’ordine dopo aver ascoltato i guaiti di terrore degli animali che, prima di essere macellati, venivano storditi con l‘elettrocuzione.

Le autorità sudcoreane hanno scoperto che l’allevatore uccideva i cani davanti gli altri esemplari. Anche se nel Paese asiatico, gli allevamenti dei cani destinati al consumo umano sono regolarmente autorizzati, devono sottostare a diverse regole. I cani detenuti nel macello erano rinchiusi in minuscole gabbie metalliche, nutriti con gli scarti dei ristoranti e privati della minima assistenza sanitaria. 

Nell’area di uccisione, decine di collari impilati, appartenuti agli esemplari uccisi. La posizione del proprietario dell’allevamento è complicata per via della presenza, tra i cani detenuti, di uno con microchip che attestava la purezz del pedigree. I cani di razza Jindo sono considerati “Monumento naturale” nel Paese asiatico sin dal 1962, per cui l’uomo dovrà pagare una multa particolarmente salata per la sua crudele attività. 

Kim, dopo aver scontato la pena inflitta, avrebbe potuto riaprire il suo macello, raggiungendo, tuttavia, un accordo con Humane Society International Corea e LIFE per chiudere definitivamente l’area. L’uomo ha rimosso la carne di cane dal menù del suo ristorante e, secondo quanto affermato dagli attivisti, non la introdurrà più. 

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - Una storia davvero raccapricciante quella riguardante l'allevamento di cani dell'orrore, in cui decine di cani venivano storditi con delle scosse elettriche per poi essere macellati e serviti in un ristorante. Mi auguro che per il proprietario di questo allevamento lager si aprano le porte del carcere, altro che multe e possibilità di riaprire il luogo che è stato teatro di tutte queste uccisioni!

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