Immaginate di entrare nel vostro supermercato preferito e trovarvi davanti a un pacco di caffè che costa quasi 10 euro. O di scoprire che il cioccolato, quel piccolo lusso quotidiano, è rincarato del 24,9% in un anno. In Svezia non serve immaginarlo: è la realtà. E i consumatori hanno detto basta.
Da lunedì 24 marzo 2025, è scattata la protesta “Bojkotta vecka 12” – il boicottaggio della settimana 12 – un’azione clamorosa: niente spesa nei grandi supermercati per sette giorni. Una ribellione contro il carovita che sta infiammando i social e che potrebbe cambiare le regole del gioco. Curiosi di sapere come andrà a finire? Continuate a leggere! Tutto è iniziato con un tam tam su Facebook, Instagram e TikTok: i consumatori svedesi si sono organizzati per dire no agli aumenti vertiginosi dei prezzi alimentari.
Secondo Statistics Sweden, la spesa annuale di una famiglia è schizzata a 30 mila corone (circa 2.771 euro) dal 2022. Il caffè in polvere? Si avvicina alla soglia psicologica delle 100 corone (9,21 euro). Il cioccolato, invece, ha già fatto un balzo del 9,2% in un mese, con un +24,9% nell’ultimo anno. E non è tutto: burro e olio sono saliti del 7,2%, i formaggi del 6,4%, latte e pasta del 5,4%. Numeri che pesano, soprattutto per le famiglie più fragili. Ma perché questi rincari?
I consumatori puntano il dito contro le grandi catene come Ica, Coop, Lidl e Willys, accusate di approfittare di un mercato con poca concorrenza. Le aziende, dal canto loro, si difendono: “Colpa dei costi delle materie prime, dei danni climatici e delle dinamiche globali”. Chi ha ragione? La risposta non è semplice, ma una cosa è certa: gli svedesi non ci stanno più.
Il boicottaggio svedese non è un caso isolato. In Bulgaria, una protesta simile ha fatto crollare il fatturato dei supermercati del 30%. Croazia, Bosnia, Montenegro e Serbia hanno seguito l’esempio. Ora tocca alla Svezia, dove la “Bojkotta vecka 12” sta tenendo col fiato sospeso politica e grande distribuzione. Riuscirà questa rivolta silenziosa a piegare i colossi della GDO? Ancora presto per dirlo, ma l’onda d’urto si sente già.
I consumatori non si limitano a incrociare le braccia: chiedono alla politica di intervenire, di spezzare il presunto oligopolio e fermare la spirale dei prezzi. Il ministro degli affari rurali, Peter Kullgren, ha ammesso il problema, mentre la ministra delle finanze, Elisabeth Svantesson, ha ricordato che l’inflazione è calata dal 10% del 2022 all’1,3% di febbraio 2025. Eppure, i prezzi al supermercato restano alti.
La risposta del governo? Una nuova strategia alimentare per potenziare la produzione interna e ridurre la dipendenza dai mercati esteri. Sarà abbastanza? La protesta svedese è una storia di ribellione, di numeri che scottano e di un popolo che non vuole arrendersi al carovita. E voi, cosa ne pensate? Può un boicottaggio cambiare le cose?