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Reddito e pensioni di cittadinanza, Tridico alla Camera: accolte 750mila pratiche

Il Presidente designato dell’Inps interviene in audizione presso la Commissione lavoro della Camera per parlare di reddito e pensioni di cittadinanza: ecco le novità e i suoi ultimi commenti al riguardo.

Economia e Finanza
Pubblicato il 15 maggio 2019, alle ore 10:05

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Reddito e pensioni di cittadinanza, Tridico alla Camera: accolte 750mila pratiche

Il reddito e le pensioni di cittadinanza hanno rappresentato delle misure chiave dell’ultima legge di bilancio e sono stati ampiamente discussi anche in Parlamento. Non stupisce quindi l’attenzione che generano ogni volta che se ne torna a discutere, anche perché nelle ultime settimane cominciano a delinearsi con chiarezza i trend che ne caratterizzano la fruizione da parte dei richiedenti.

A tal proposito, appaiono particolarmente interessanti i riscontri in arrivo dalla stessa Inps. Il Presidente entrante Pasquale Tridico è tornato a commentare i dati diffusi recentemente dall’Istituto attraverso le proprie comunicazioni ufficiali, durante un intervento tenutosi presso la Commissione lavoro della Camera dei Deputati. Con l’occasione, l’economista ha ribadito il traguardo del milione di domande ricevute e delle circa 750mila pratiche con esito positivo.

Trova quindi conferma anche il tasso di rigetto delle richieste, che si attesta attorno al 25%. Altrettanto interessanti sono i dati riguardanti le domande di accesso alla pensione di cittadinanza (i criteri restano similari, sebbene viene esclusa la necessità di mantenersi attivi in riferimento al reinserimento nel mercato del lavoro). Al momento si tratta di circa 186mila richieste (corrispondenti al 14% del totale), risultando inferiori rispetto alle ipotesi iniziali.

Gli altri problemi discussi dal Presidente Inps alla Camera

Parallelamente al reddito ed alle pensioni di cittadinanza, l’intervento di Pasquale Tridico ha anche evidenziato altre tematiche urgenti riguardanti il comparto previdenziale e quello del welfare. Un esempio è la necessità di separare i conti dei costi per le pensioni da quelli sostenuti dal bilancio pubblico per l’assistenza di chi vive situazioni di disagio. In quest’ultimo caso, resta esplicita infatti la necessità di coprire la spesa facendo riferimento alla fiscalità generale.

Infine, sulle future pensioni dei più giovani si sottolinea la necessità di lavorare più a lungo, ma anche di garantire la sostenibilità degli assegni. L’esempio riportato è quello di un 28enne con uno stipendio medio di 1500 euro. Con una carriera stabile, potrebbe infatti aspirare ad un assegno previdenziale sostanzialmente invariato attorno ai 70 anni. Un dato che però non risulterebbe replicabile nel caso di carriere discontinue.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il recente intervento del Presidente Inps Tridico davanti alla Commissione lavoro della Camera ha confermato i dati già emersi recentemente in merito ai nuovi assegni di welfare, ma ha toccato anche temi importanti e rimasti finora irrisolti. È il caso della separazione tra spesa per l’assistenza e previdenza, un nodo che nonostante la buona volontà già espressa in passato risulta ancora difficile da sciogliere.

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