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Pensioni, ultime news su quota 100 e quota 41: quali sono i vincoli, i vantaggi e le penalizzazioni

Sulle pensioni il dibattito più acceso resta quello relativo alle due nuove misure di uscita anticipata dal lavoro allo studio del Governo. Facciamo insieme il punto della situazione esplorando vincoli, vantaggi e penalizzazioni.

Economia e Finanza
Pubblicato il 18 giugno 2018, alle ore 17:12

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Il tema delle pensioni anticipate e delle misure in preparazione dal Governo continua a restare al centro del dibattito previdenziale. Nonostante al momento non siano ancora disponibili i dettagli definitivi, è già possibile delineare un primo quadro della situazione grazie alle dichiarazioni in arrivo dall’esecutivo ed alle notizie riportate nelle scorse settimane dai giornali.

Un primo punto certo però c’è già e riguarda i tempi legislativi necessari per approvare i provvedimenti (e quindi quelli di attuazione). Al momento appare infatti pressoché certo che il veicolo con il quale verranno avviate la Quota 100 e la Quota 41 sarà la legge di bilancio di fine anno. Ne consegue che l’entrata in vigore delle misure dovrebbe avvenire a partire dal 2019. Sebbene si tratti di una scadenza abbastanza ravvicinata (vista anche l’importanza dei provvedimenti e la difficoltà tecniche di realizzazione), è però altrettanto certo che non vedremo simili meccanismi in azione nel brevissimo termine.

Pensione anticipata con Quota 100: come funziona e quali sono i principali vantaggi o svantaggi

Partiamo con la prima misura ipotizzata dal nuovo Governo: si tratta della quota 100, dove il numero rappresenta la somma dell’età anagrafica e degli anni di contribuzione. In questo senso, il possibile vincolo (molto discusso e molto criticato) riguarda un paletto all’ingresso, corrispondente alla maturazione dei 64 anni di età. Una scelta che garantirebbe la tenuta dei conti, ma che limiterebbe allo stesso tempo l’utilità percepita dai lavoratori rispetto alla misura di apertura.

In secondo luogo, il lavoratore potrebbe trovarsi davanti ad una penalizzazione data dal ricalcolo del proprio assegno (ma solo per quanto riguarda la quota mista e non quella retributiva, antecedente il 1996). Questo si potrebbe tradurre, alla prova dei conti, in un taglio importante ed a doppia cifra rispetto a quanto non si sarebbe maturato con un assegno ordinario di pensionamento.

Il prepensionamento dei lavoratori precoci con la Quota 41

Un’ulteriore scappatoia potrebbe essere garantita dalla cosiddetta quota 41, cioè dalla possibilità per i lavoratori precoci di ottenere la quiescenza una volta raggiunti i 41 anni di versamenti (nelle ipotesi circolate si parla anche di 41.5, cioè di 41 anni e mezzo). Anche in questo caso il principale rischio di penalizzazione riguarderebbe la riduzione dell’importo dell’assegno, attraverso un taglio dovuto al ricalcolo contributivo. Una penalizzazione, quest’ultima, che sarebbe più gravosa da sopportare proprio per coloro che hanno avuto minore progressione di carriera e che quindi potrebbe inibire dall’opzione molti soggetti attualmente in situazione di disagio.

È chiaro che in questo contesto una eventuale conferma delle penalizzazioni risulterebbe particolarmente rilevante, visto che di fatto si ridurrebbe il potenziale impatto di flessibilizzazione che potrebbe invece garantire una riforma in grado di consentire l’anticipo del pensionamento senza andare a gravare eccessivamente sugli importi percepiti dai potenziali fruitori.

Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Le nuove misure di flessibilità previdenziale sembrano avere un riscontro ambivalente tra i lavoratori. L'allentamento nei criteri di uscita dal lavoro si accompagna infatti a penalizzazioni che potrebbero far desistere molti dei soggetti potenzialmente interessati alla riforma, vanificando l'impatto positivo dato dall'alleggerimento dei vincoli anagrafici e contributivi di ingresso nell'Inps.

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