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Pensioni, gli appelli per non penalizzare le donne con la riforma

La riforma delle pensioni non penalizzi le donne: lo chiede la sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra in merito ai prossimi interventi sul settore pensionistico. Anche dal CODS si chiede attenzione al tema.

Economia e Finanza
Pubblicato il 26 novembre 2021, alle ore 17:55

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Pensioni, gli appelli per non penalizzare le donne con la riforma

Sulle pensioni declinate al femminile si registra un nuovo appello da parte di Maria Cecilia Guerra, intervistata dal quotidiano la Repubblica nella giornata contro la violenza sulle donne. Secondo l’esponente del governo, è indispensabile agire per “rimuovere i vincoli che impediscono alle donne di ribellarsi alle violenze, a partire da quelli economici”. In particolare, il riferimento va a tutti quei vincoli relativi al lavoro e alle pensioni.

La nuova riforma del comparto deve quindi tenere conto di questi fattori, in modo da non penalizzare ulteriormente le donne. Secondo Guerra, ci sono provvedimenti che vanno nella direzione giusta, ma resta ancora molto da fare. In tal senso, si pensi alla decontribuzione per i datori di lavoro e all’accesso alle case pubbliche. Serve però “sradicare le discriminazioni che riducono l’autonomia delle donne, favorendo e preparando la violenza”.

Riforma pensioni: introdurre elementi di premialità per le aziende che non discriminano

Guerra spiega quindi che il sistema deve procedere verso elementi di premialità in favore dei comportamenti virtuosi delle aziende, mentre è necessario penalizzare e sanzionare i comportamenti scorretti. Purtroppo una donna con figli ha una probabilità più bassa di mantenere il proprio lavoro. Oltre a ciò, serve rafforzare il congedo obbligatorio per gli uomini.

Nuovi criteri potrebbero essere introdotti anche con il PNRR, reinterpretando le politiche volte a ridurre il gender gap. E su questo processo, bisogna ovviamente comprendere anche il tema delle pensioni. “Se continuiamo a pensare in modo neutro premiamo le carriere contributive lunghe, che sono quelle degli uomini e non certo di chi è dovuto restare a casa per accudire i propri figli”.

Sul punto nella giornata di oggi si è registrata una nuova presa di posizione anche dall’amministratrice del Comitato Opzione Donna Social Orietta Armiliato. “La mancanza di autonomia reddituale contribuisce a continuare a subire violenze. Sono omicidi ma, sono definiti femminicidi, come a volerne ridurre la gravità. Tenetene conto anche nella formulazione della nuova Riforma Pensionistica”, ha chiesto in un post l’amministratrice.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il tema della riforma previdenziale non tiene adeguatamente conto del gender gap presente nel nostro sistema di welfare, ad iniziare dal mondo del lavoro. Le donne scontano duramente le differenze di genere sia durante la fase lavorativa, sia quando arriva il momento di ottenere l’agognata pensione. Su questo punto resta purtroppo ancora moltissimo da fare e gli interventi promessi risultano del tutto insufficienti ancorché in fase di studio e approvazione.

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