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Pensioni flessibili, su quota 100 e 41 sindacati in pressing: basta propaganda

Sulle pensioni dalla CGIL si torna a chiedere un intervento concreto per superare l'impianto della legge Fornero, riaprendo così il tavolo di confronto tra esecutivo e piattaforma unitaria.

Economia e Finanza
Pubblicato il 20 luglio 2018, alle ore 15:58

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Pensioni flessibili, su quota 100 e 41 sindacati in pressing: basta propaganda

Alle tante parole non sono finora seguiti i fatti. È questa l’opinione del Segretario confederale della CGIL – Roberto Ghiselli – in merito all’attuale situazione del comparto previdenziale, così come espressa direttamente dai microfoni di Radio Articolo 1. Il sindacalista è stato intervistato durante la trasmissione “Italia parla” ed è andato subito al punto, chiedendo di riprendere il confronto tra Governo e parti sociali già iniziato nella scorsa legislatura.

D’altra parte, alle numerose dichiarazioni d’intenti e prese di posizione che si sono susseguite fino ad oggi da parte dell’esecutivo, ancora non sarebbe corrisposto un piano dettagliato su come si pensa di flessibilizzare il sistema previdenziale. A partire dalle quote 100 e 41, che si prospettano con molti vincoli e che per la CGIL “non costituiscono una risposta”.

Pensioni anticipate e riforma del sistema: le quote 41 e 100 sbilanciate verso il Nord

L’urgenza di ripristinare una trattativa con il Governo deriverebbe proprio dalle opzioni annunciate finora, che per il sindacato risultano non solo insufficienti, ma anche discriminatorie. Secondo Ghiselli, le nuove quote sarebbero infatti “sbilanciate a favore degli uomini che lavorano nelle regioni del Nord”

Mentre altre tematiche importanti rischiano di restare escluse dalla trattativa. Come nel caso del riconoscimento dei lavori di cura per le donne o la tutela degli assegni delle future generazioni, mentre condizioni reali di accesso alla flessibilità pensionistica devono essere garantire per tutti.

Uscite flessibili: sull’APE sociale è tempo di bilanci

Infine, il sindacalista cita la questione dell’APE sociale, la cui sperimentazione terminerà alla fine dell’anno corrente. Anche in questo caso si parla di uno strumento che ha avuto difficoltà a funzionare a causa delle regole troppo stringenti. Un presupposto che ha reso difficile l’accesso per troppi lavoratori, in particolare nel Mezzogiorno. È proprio in questa area territoriale infatti dove si sono concentrati molti problemi con i lavoratori agricoli, che a causa dei vincoli riescono con difficoltà ad avere accesso alle agevolazioni pensionistiche.

Una ulteriore questione riguarda poi l’adeguamento all’aspettativa di vita, che deve essere diversificata in base al tipo di lavoro che si svolge. Insomma, il percorso da compiere per arrivare ad una reale situazione di riequilibrio del sistema previdenziale per le parti sociali è ancora lungo.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Dai sindacati arriva un nuovo monito al Governo rispetto all'ipotesi di procedere in autonomia nella riforma del sistema previdenziale. Molte delle opzioni di intervento ventilate finora rischiano infatti di risultare inadeguate per ripristinare in senso universale la flessibilità in uscita dal lavoro. Anche per questo la Cgil ricorda l'importanza di riavviare il confronto tra piattaforma unitaria ed esecutivo.

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