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Pensioni: ecco perché in Italia i giovani e i loro genitori dovranno lavorare più a lungo

Così come i loro genitori, anche i giovani sono destinati a lavorare più a lungo prima di poter andare in pensione. Lo sottolinea l’OCSE, spiegando gli effetti della Riforma Fornero ed evidenziando che sarà necessario lavorare fino a oltre 71 anni.

Economia e Finanza
Pubblicato il 9 luglio 2019, alle ore 08:18

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Pensioni: ecco perché in Italia i giovani e i loro genitori dovranno lavorare più a lungo

Per i giovani di oggi la prospettiva di andare in pensione sempre più tardi si fa sempre più concreta. A sottolinearlo è l’OCSE, spiegando che le nuove generazioni dovranno affrontare una doppia sfida: da un lato vedranno crescere l’età di accesso alla quiescenza. Dall’altro dovranno lavorare più a lungo per assicurarsi livelli di sussistenza (e quindi assegni pensionistici) adeguati rispetto al reddito prodotto durante la fase lavorativa. Un destino che almeno in parte è condiviso con i propri genitori, che negli ultimi decenni hanno visto irrigidirsi sempre più i requisiti di accesso all’Inps.

È quanto emerge dall’analisi dei tecnici internazionali, i quali prospettano un vero e proprio cambiamento radicale rispetto al sistema passato ed in particolare a quanto avveniva con il calcolo retributivo degli assegni. Un meccanismo che legava l’entità della pensione alle retribuzioni percepite e non al montante effettivamente accumulato, come invece avviene con il calcolo contributivo puro.

In Italia l’età della pensione ordinaria è già superiore ai 67 anni di età

All’interno del quadro appena descritto, bisogna anche considerare che già oggi l’età di accesso alla pensione di vecchiaia in Italia risulta elevata, attestandosi a 67,4 anni. Si tratta del parametro più elevato in tutta l’area OCSE, dove la media si ferma invece attorno ai 64,2 anni di età. Ma per i giovani e per coloro che risultano inseriti nel sistema contributivo puro (ad esempio i nati attorno agli anni ‘90), tale livello continuerà inesorabilmente a salire.

L’adeguamento all’aspettativa di vita concorre infatti ad aumentare il vincolo anagrafico d’ingresso alla quiescenza, abbassando contemporaneamente i coefficienti di conversione in rendita. Essere consapevoli di questo meccanismo significa rendersi conto che nei prossimi anni l’età di accesso alla pensione potrebbe superare i 70-71 anni di età (a fronte di una media Ocse stimata a 65,8 anni).

È l’effetto delle riforme restrittive che si sono susseguite negli anni per mantenere la sostenibilità del sistema, con l’ormai nota Riforma Fornero a completamento del quadro. In questo senso, il dato sull’età di accesso alla pensione per i giovani fa certamente riflettere se si pensa che i nati negli anni ‘40 i lavoratori potevano ottenere l’agognata quiescenza già attorno ai 57 anni, con una differenza di circa 14 anni rispetto ai giovani di oggi. 

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Non sorprende se molti giovani si rifiutano di approfondire quale sarà il proprio destino previdenziale o pensano addirittura di non ricevere alcun assegno pensionistico in età avanzata. Per molti la pensione continua ad apparire come una chimera, fatto sul quale pesa sicuramente un insieme di regole complesso e caotico, che non aiuta certo a trasmettere un senso di equità verso i cittadini.

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