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Pensioni e Manovra 2020: tanti gli esclusi dalla flessibilità, dagli esodati alle donne

La nuova legge di bilancio conferma alcune delle misure di accesso anticipato alle pensioni presenti nel 2019, ma lascia fuori dalla flessibilità diverse categorie di lavoratori.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 dicembre 2019, alle ore 09:06

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Pensioni e Manovra 2020: tanti gli esclusi dalla flessibilità, dagli esodati alle donne

Sono tanti i lavoratori che guardavano con speranza alla legge di bilancio 2020 e che, purtroppo, sembrano destinati a rimanere delusi, dovendo rimandare le proprie aspettative a provvedimenti futuri. L’impianto della manovra vede infatti confermare alcune misure come l’APE sociale e la proroga dell’Opzione Donna, ma il dispositivo di legge sembra destinato complessivamente a non incidere fortemente sul comparto previdenziale. Ed anzi, per molti, non resta che l’amaro in bocca, soprattutto rispetto alle prospettive emerse negli scorsi mesi.

In particolare, sono tre le categorie di coloro che attendevano una tutela rispetto alla propria situazione e che vedono rimandare a data da destinarsi le proprie rivendicazioni. Nel primo caso troviamo i lavoratori esodati, ovvero quei soggetti che purtroppo non riescono a rientrare nelle precedenti otto salvaguardie.

Quest’ultimi hanno chiesto a gran voce l’avvio di una nona e definitiva salvaguardia, che sembrava potersi concretizzare attraverso delle proposte emendative alla manovra. Purtroppo, gli interventi sono stati rigettati, e pertanto con la legge di bilancio 2020 non vi saranno novità concrete al riguardo.

Il mancato rinnovo dell’APE volontaria e del riconoscimento dei lavori di cura con la Quota 100 rosa

Dal punto di vista operativo vi sono poi altre due categorie di soggetti che si trovano a doversi confrontare con un mancato accoglimento delle proprie istanze all’interno della manovra. Nel primo caso ritroviamo le donne, che attendevano il riconoscimento del proprio lavoro di cura attraverso la realizzazione della cosiddetta Quota 100 rosa.

Allo stesso tempo, anche le lavoratrici ed i lavoratori con una carriera discontinua si trovano a perdere la possibilità di accedere all’Inps con 63 anni di età e 20 anni di versamenti. Si tratta dell’APE volontaria, che prevede la sottoscrizione di un prestito ponte con bassi oneri per il pensionando e costi praticamente nulli a carico dello Stato. Purtroppo, la manovra non prevede la proroga del provvedimento, che sembra quindi destinato a concludere la propria sperimentazione al termine del 2019.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La legge di bilancio ha previsto alcuni interventi limitati in favore dei lavoratori per garantire l’accesso agevolato alla pensione. Tra questi, risultano l’APE sociale e la proroga dell’Opzione Donna. Purtroppo, restano disattesi diversi casi che avrebbero richiesto un intervento urgente e che non sembrano ormai destinati a trovare accoglimento prima del termine dell’anno.

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