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Pensioni anticipate: per Tridico (Inps) serve un’uscita dai 62 o 63 anni, ma non c’è scalone dal 2022

Il presidente dell’Inps interviene sulle pensioni anticipate: ipotesi uscita dai 62 anni con il contributivo puro o per chi vive condizioni di fragilità. Per il post quota 100 non c’è uno scalone.

Economia e Finanza
Pubblicato il 30 aprile 2021, alle ore 13:08

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Pensioni anticipate: per Tridico (Inps) serve un’uscita dai 62 o 63 anni, ma non c’è scalone dal 2022

Il dibattito sulle pensioni flessibili registra nuove prese di posizione da parte del presidente Inps Pasquale Tridico, L’economista è tornato innanzitutto sul tema caldo della quota 100, in scadenza al prossimo 31 dicembre 2021. A destare attenzione negli ultimi giorni è stato il ritorno alla legge Fornero e il possibile concretizzarsi di un nuovo scalone lungo fino a 5 anni per coloro che non riusciranno a centrare i requisiti in tempo utile.

Sulla questione Tridico ha spiegato che la fine dell’opzione sperimentale non determinerà necessariamente un nuovo scalone. Ed anzi, la stessa quota 100 è uno scalino. Sul punto si evidenzia poi che nel contesto della previdenza esistono già diverse opzioni di flessibilità alternative ai criteri ordinari, che prevedono la maturazione dei 67 anni di età (con 20 anni di contributi) o di almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

L’esempio è quello della quota 41, disponibile per chi vive particolari condizioni di disagio. Sulla base di questi casi si potrebbe procedere ad allargare la platea di coloro che vivono condizioni di disagio o fragilità in età avanzata, in modo da proporre nuove tutele di tipo previdenziale.

Pensioni anticipate dal 2022: Tridico propone uno scivolo a partire dai 62 o 63 anni di età

Proprio l’attuale età di accesso alla quota 100 potrebbe rappresentare il punto di partenza per un nuovo meccanismo di scivolo da garantire in favore dei lavoratori a partire dal 2022. Ad esempio rendendo possibile la pensione anticipata già a partire dai 62 o 63 anni. Per farlo, si potrebbe cominciare a pagare la parte contributiva dell’assegno previdenziale, garantendo la percezione della quota retributiva dai 67 anni.

Oltre a ciò, la pensione potrebbe comunque essere garantita dai 62 anni per tutti coloro che vivono condizioni di fragilità o disagio. Infine, lo stesso provvedimento di sostegno potrebbe garantire anche la possibilità di ridurre l’orario di permanenza al lavoro in età avanzata, consentendo al contempo il ricambio generazionale.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Le nuove dichiarazioni del presidente Inps Pasquale Tridico puntano a una flessibilità allargata per tutti, grazie all’adozione del ricalcolo contributivo puro. Allo stesso tempo, si potrebbe comunque garantire la pensione anticipata a chi vive comprovate situazioni di disagio o fragilità dai 62 anni. Infine, la proposta appare interessante perché permetterebbe anche di garantire la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo termine.

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