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Pensioni anticipate e Opzione Donna: verso proroga al 2020

Arrivano nuove conferme in merito alla possibilità di prorogare la pensione anticipata tramite Opzione Donna anche al 2020. Dal Cods si chiede però di estendere la misura fino al 2023 e di riconoscere il lavoro di cura.

Economia e Finanza
Pubblicato il 15 luglio 2019, alle ore 09:56

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Pensioni anticipate e Opzione Donna: verso proroga al 2020

Il pensionamento anticipato tramite l’Opzione Donna torna al centro del dibattito pubblico e politico sulla flessibilità previdenziale coniugata al femminile, dopo che recentemente il sottosegretario Claudio Durigon è tornato sulla vicenda durante un proprio intervento presso la trasmissione televisiva “In Onda” del canale La7. 

Secondo l’esponente leghista, la misura dovrebbe trovare una nuova proroga per l’anno 2020, pertanto le lavoratrici potranno continuare ad uscire dal lavoro a partire dai 58 anni di età (59 se lavoratrici autonome) e 35 anni di contribuzione. Il tutto accettando però di vedersi ricalcolare il proprio assegno attraverso il contributivo puro, con una perdita che diventa tanto più importante quanto più cresce la distanza con l’età di pensionamento ordinaria (in virtù dell’applicazione dei coefficienti di conversione in rendita).

Dal Comitato Opzione Donna Social si chiede una soluzione più inclusiva

Sul punto è intervenuto anche il Comitato Opzione Donna Social, che da tempo chiede di stabilizzare la proroga dell’opzione di prepensionamento coniugata la femminile almeno fino al 2023. Ma la questione non può esaurirsi con l’opzione donna. L’amministratrice Orietta Armiliato ha infatti lasciato un commento sul profilo dell’On. Claudio Durigon, commentando la vicenda e chiedendo un intervento maggiormente inclusivo in favore delle lavoratrici.

Parlando a nome delle oltre 5 mila iscritte, ha infatti chiesto un intervento anche in favore del riconoscimento del lavoro di cura, che risulta appannaggio delle donne e che necessita di essere pesato a livello previdenziale, ponendo così rimedio alle attuali ingiustizie attraverso provvedimenti “sostenibili ma mirati”.

Il riconoscere e premiare tramite la maternità le lavoratrici, non ci sembra una soluzione equa e dunque confidiamo in una determinazione che coinvolga tutte le donne, magari con un occhio di riguardo per coloro che sono anche madri se vogliamo ma, non in via prevalente o peggio, esclusiva”, ha quindi concluso Armiliato, esprimendo la posizione del CODS sulla vicenda.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La necessità di intervenire con nuove tutele previdenziali in favore delle donne riemerge periodicamente nel confronto politico ed in quello pubblico tra cittadini. D’altra parte, il gender gap esistente nel mondo del lavoro ha forti implicazioni anche sul reddito pensionistico delle lavoratrici, che attendono da tempo delle misure realmente inclusive rispetto a vicende come il riconoscimento del lavoro di cura.

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