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Pensioni 2020 e contributivo puro, prospettive nere per i giovani: lavoreranno fino a 71 anni di età

Con il nuovo anno si entra nel vivo del sistema contributivo puro: il calcolo prevede assegni bassi e un progressivo aumento dell’età di uscita dal lavoro. I giovani andranno in pensione dopo i 70 anni.

Economia e Finanza
Pubblicato il 29 dicembre 2019, alle ore 13:05

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Pensioni 2020 e contributivo puro, prospettive nere per i giovani: lavoreranno fino a 71 anni di età

Con l’ingresso nel 2020 prendono sempre maggiore concretezza gli effetti del sistema contributivo puro, un insieme di regole per l’accesso alla pensione pensate per mettere il sistema sociale e previdenziale in sicurezza e garantire che anche in futuro gli assegni dell’Inps potranno continuare a risultare sostenibili. Il tutto al prezzo di emolumenti sempre più bassi (in relazione all’ultimo stipendio) e di un’età di uscita dal lavoro che diviene sempre più lunga.

Sono gli effetti del progressivo venire meno del cosiddetto sistema retributivo o misto, che oltre a prevedere un meccanismo di calcolo meno rigido e penalizzante di quello attuale consente anche di avere la tutela di un adeguamento alla minima (un provvedimento di welfare che non risulta presente per chi ha iniziato a versare a partire dal 1° gennaio 1996).

Nella pratica, tutti coloro che risultano inseriti nel sistema contributivo puro dovranno attendere già oggi di maturare almeno i 67 anni di età ed i 20 anni di versamenti per poter accedere alla quiescenza. Tutto ciò, solo a patto di essere riusciti a garantirsi una pensione corrispondente ad 1,5 volte la minima. Quest’ultimo requisito decade infatti solo alla maturazione dei 70 anni di età (con almeno 5 anni di versamenti), un parametro che per via dell’adeguamento all’aspettativa di vita è destinato a salire fino ai 75 anni nei prossimi decenni.

Le pensioni anticipate del sistema contributivo: i vincoli all’uscita

Ancora più penalizzanti sono i vincoli di accesso alla pensione anticipata per il sistema contributivo puro, che risulta possibile a partire dai 64 anni con almeno 20 anni di versamenti, ma in questo caso solo a patto di aver maturato un assegno di almeno 2,8 volte la minima. Una vera e propria chimera soprattutto per i giovani che si trovano a doversi confrontare con l’attuale mercato del lavoro, caratterizzato da stipendi (e quindi versamenti contributivi) bassi, precarietà e discontinuità.

L’alternativa consiste nel puntare ad acquisire un’anzianità contributiva sufficiente. Attualmente la pensione anticipata slegata dall’età richiede almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti pieni (un anno in meno per le donne), ma anche in questo caso l’effetto degli adeguamenti all’aspettativa di vita porteranno il parametro verso i 45 anni minimi di versamenti nei prossimi decenni.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il sistema contributivo rappresenta un meccanismo di tutela importante per la collettività al fine di garantire il pagamento delle pensioni, ma presenta allo stesso tempo dei limiti e degli eccessi sui quali bisogna intervenire con urgenza. Senza maggiori tutele per i giovani e per chi ha vissuto una vita lavorativa precaria, il prezzo da pagare rischia di essere eccessivamente e paradossalmente alto proprio per coloro che hanno già avuto grandi difficoltà durante la fase attiva della propria vita.

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