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Pensione: più di 700mila italiani ne percepiscono una da oltre 35 anni

Il tema delle pensioni rimane sempre di stretta attualità. Mentre si profila un avvenire poco roseo per i futuri pensionati, l’Inps diffonde dei dati dai quali si evince che sono più di 700mila gli italiani a cui viene liquidata una pensione da più di 35 anni.

Economia e Finanza
Pubblicato il 12 febbraio 2018, alle ore 18:07

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Pensione: più di 700mila italiani ne percepiscono una da oltre 35 anni
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Uno dei temi più spesso sulla bocca dei politici italiani sono proprio le pensioni. In tempi di crisi e di calo delle nascite, il futuro dei pensionati del XXI secolo non sembra essere dei più promettenti. Aumento dell’età pensionabile e la riduzione dell’assegno sono il triste destino che i media ci ricordano con ineluttabile puntualità.

Eppure nonostante questo scenario di forte ristrettezza economica, l’Inps ha recentemente diffuso un dato dal quale si evince che nel nostro Paese sono almeno 700mila le persone che percepiscono una pensione da più di 35 anni. Parliamo quindi di un assegno che viene corrisposto dal 1982 se non prima.

In pratica è logico ipotizzare che molti di questi beneficiari hanno potuto contare su di una carriera lavorativa più breve del successivo periodo di riposo a spese dello Stato. Per loro non può che sorgere una certa invidia, anche perché 35 anni, anzi 36, sono davvero tanti. Pensare solo lontanamente al 1982 significa ritornare all’anno in cui l’Italia del pallone si laureò campione del mondo per la terza volta. Ai tempi, nelle sale cinematografiche venivano lanciati E.T. e Rambo, mentre il mondo piangeva la scomparsa di Grace Kelly e dell’asso della Ferrari Gilles Villeneuve.

Di questi 700mila, sono più di 470mila i pensionati che ricevono un assegno di vecchiaia, di anzianità o superstiti con decorrenza antecedente al 1980. Per le pensioni ancora liquidate fino a quella data, l’età media con cui veniva riconosciuto il trattamento di vecchiaia era di 49,9 anni, mentre per l’anzianità si scendeva a 46,4. I dati finora presi in esame non considerano i trattamenti di invalidità e le pensioni sociali. Inoltre delle 470mila pensioni a cui si accennava, quasi il 90% è rappresentato da trattamenti pubblici.

Il dato risente chiaramente delle tanto agognate e allo stesso tempo vituperate (dipende dai punti di vista) pensioni “baby”. Con questo nome si era soliti indicare coloro che potevano uscire dal mondo del lavoro con 20 anni di contributi, e in diversi casi anche meno. Molto spesso a beneficiarne erano proprio i dipendenti pubblici. Parliamo quindi di trattamenti pensionistici ad oggi impraticabili, praticamente dei sogni.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Purtroppo in Italia fino ad una certa data il tema pensioni è stato gestito molto a cuor leggero. Dal 1995 con la riforma Dini si è incominciato a ritoccare al ribasso i trattamenti, aumentando l’età pensionabile. In più si è passato dal sistema retributivo a quello contributivo. In altre parole si prospetta un futuro dove più che di pensioni potremo parlare di mance.

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