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Ora legale, slitta l’accordo sul cambio: i Paesi dell’Ue frenano

Dopo la corsa delle ultime settimane, c’è un rallentamento nella ricerca di un accordo per abolire l’obbligo nell’UE di passare dall’ora legale a quella solare in autunno.

Economia e Finanza
Pubblicato il 30 ottobre 2018, alle ore 19:11

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Ora legale, slitta l’accordo sul cambio: i Paesi dell’Ue frenano

“Gli Stati membri hanno bisogno di più tempo per trovare un accordo finale”. Con queste parole si certifica il mancato accordo in merito alla proposta in arrivo dalla Commissione Europea di cancellare in tutta l’UE l’obbligatorietà di quel meccanismo che prevedeva il passaggio dall’ora legale a quella solare (e viceversa), all’alternarsi di autunno e primavera.

Sulla questione si era verificata un’insolita accelerazione nelle ultime settimane, tanto che sembrava possibile un cambio definitivo di regime già dalla prossima scadenza, con l’idea di uniformare i regimi orari all’interno del  Continente. L’ultima legislazione al riguardo risale al 1996 e prevede – infatti – di lasciare ai diversi Stati la possibilità di scegliere se utilizzare per tutto l’anno l’ora solare o se passare ad un’alternanza con l’ora legale.

Perché l’Unione Europea vuole cambiare il regime orario del Continente

Tra i motivi per i quali i tecnici europei stanno spingendo per cambiare il regime orario vigente all’interno del continente vi sarebbe il fatto che i risparmi economici derivanti dal dispendio energetico per la maggiore illuminazione sembrano ormai divenuti risibili. Le nuove tecnologie (si pensi all’introduzione dei lampioni pubblici a led) hanno infatti abbattuto i costi di illuminazione, rendendo trascurabili gli eventuali risparmi. Dal punto di vista politico, vi sarebbe un’ampia maggioranza favorevole ad un cambiamento in tal senso, ma resta la preoccupazione che alcuni Paesi possano comunque procedere senza uniformarsi all’indirizzo generale.

La conseguenza sarebbe però un collage di differenti fusi orari, uno scenario che porterebbe ad effetti paradossali rispetto agli intenti iniziali. D’altra parte, per un cambiamento di tale portata non è sbagliato procedere con cautela. Sono in molti i settori economici che avrebbero domandato maggiore tempo per valutare uno switch di questo tipo, come nel caso delle compagnie aeree. Ad ogni modo, non si dovrà attendere molto per riprendere la discussione: il prossimo confronto sulla vicenda è stato infatti programmato per il mese di dicembre 2018.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - L’idea di un unico orario per tutta l’Europa appare preferibile rispetto ad un continente caratterizzato da un ventaglio di fusi orari diversi tra loro, ma un intervento di tale portata appare difficilmente realizzabile in breve tempo. Basti considerare le differenze tra i Paesi nordici e quelli mediterranei: anche per questo, la questione appare particolarmente complicata da risolvere.

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