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L’hi-tech americano e le conseguenze dei dazi imposti da Trump

L'industria hi-tech americana, con molte basi produttive in Cina, da una parte rischia di pagare un prezzo salato con i dazi imposti dal presidente Trump, dall'altro potrà beneficiarne sul suolo americano: ecco spiegato come.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 marzo 2018, alle ore 16:42

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L’hi-tech americano e le conseguenze dei dazi imposti da Trump

Nelle mire dei recenti dazi imposti contro la Cina e l’Europa da parte del presidente Trump verso le importazioni negli Stati Uniti, non ci sono solo l’alluminio e l’acciaio, per rilanciare l’industria pesante a stelle e strisce, ma anche tutto il comparto dei prodotti tecnologici. Le imprese USA con questo sistema, si trovano paradossalmente danneggiate e beneficiate.

Come è noto, buona parte delle imprese della Silicon Valley hanno i loro impianti produttivi in Cina, primo esempio fra tutti, Apple. Questo potrebbe danneggiare le imprese che producono in Cina ed in altri Paesi del sud-est asiatico, che si troverebbero a dover vedere portare i propri prodotti, di progettazione completamente americana, negli Stati Uniti con un peso dovuto all’imposizione dei dazi che supererà la decina di miliardi di dollari.

Mentre il presidente Obama aveva finanziato un progetto di una “Nuova Via della Seta”, che partiva dagli Stati Uniti fino alla Cina per una collaborazione economica a tutto campo nella produzione e progettazione di prodotti ad alta tecnologia, Trump vuole rivoltare il sistema e penalizzare ogni genere di collaborazione economica tra le multinazionali americane e le grandi fabbriche cinesi.

L’intento del presidente Trump è molto chiaro: ri-spostare la produzione dei prodotti ad alta tecnologia nel proprio Paese, riportando gli impianti di produzione in molti Stati del Midwest americano che soffrono per la decadenza economica delle proprie industrie produttive, lasciando nella Silicon Valley la ricerca e lo sviluppo dei nuovi prodotti, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Le imprese ad alta tecnologia attendono ora di osservare il reale peso dei dazi per progettare le loro nuove strategie. Visto che la misura economica è fortemente osteggiata sia dalla Cina che dall’Europa, si stanno cercando accordi Paese per Paese per ammorbidire i dazi, o per annullarli: solo a questo punto, l’industria hi-tech statunitense si orienterà sulla produzione in “casa” dei propri dispositivi informatici, oppure sul lasciare gli impianti dove sono ora.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - I dazi imposti dal presidente Trump verso la Cina, come primo obiettivo, stanno danneggiando paradossalmente i colossi americani dell'industria hi-tech, in quanto queste hanno i loro impianti di produzione nel sud-est asiatico. Il problema è serio, visto che Trump sembra voler trovare accordi commerciali specifici solo con alcuni partner europei. Le imprese americane, come spera Trump, dovrebbero così trovare convenienza nella produzione sul suolo americano, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro. Per l'hi-tech americano questo è un problema inatteso: il loro sistema di interconnessione finora perfetto tra ricerca in "casa" e produzione in Oriente salterà, e ci potrebbero essere ripercussioni inattese sui prezzi, soprattutto per i clienti americani di prodotti tecnologici. Una questione spinosa di non facile soluzione.

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