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Le pensioni liquidate ai lavoratori dipendenti crollano del 24,6% in 6 mesi

I nuovi dati in arrivo dall'Inps registrano una forte diminuzione degli assegni dei lavoratori dipendenti, mentre crollano anche le erogazioni delle pensioni sociali.

Economia e Finanza
Pubblicato il 27 luglio 2018, alle ore 09:34

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Le pensioni liquidate ai lavoratori dipendenti crollano del 24,6% in 6 mesi

Dall’Inps arrivano nuovi aggiornamenti riguardanti le liquidazioni di nuovi assegni riferibili al primo semestre dell’anno in corso. I dati risultano particolarmente interessanti perché registrano gli effetti dei precedenti interventi legislativi e dell’innalzamento dei requisiti di quiescenza, con la conseguenza che molte persone dovranno attendere più a lungo per uscire dal lavoro rispetto al passato.

D’altra parte, si tratta di dati che non sorprendono, se è vero che è recentemente scattata l’equiparazione dell’età di uscita con l’assegno di vecchiaia tra uomini e donne per chi risulta assunto nel comparto privato e per i lavoratori autonomi. Consola però il fatto che ad una generale maggiore permanenza nel lavoro corrisponde anche l’erogazione di un assegno mediamente più alto di quasi 100 euro al mese.

I dati sulle pensioni liquidate nei primi sei mesi del 2018

In meito ai numeri effettivi, partiamo da quello che possiamo considerare come il fondo più rilevante tra quelli presi in considerazione all’interno dell’attività di monitoraggio condotta dall’Inps, ovvero dal comparto dei lavoratori dipendenti. In questo specifico settore, il primo semestre ha portato ad una diminuzione del 24,6% degli assegni liquidati (registando solo 228382 nuovi assegni). Andamento simile si verifica anche per i lavoratori autonomi, ancora una volta per la già citata equiparazione tra l’età di uscita dal lavoro tra uomini e donne, che viene fissata nel 2018 a 66 anni e 7 mesi di età (con un’anzianità contributiva composta da almeno 20 anni di versamenti). 

Un altro fenomeno interessante riguarda invece le pensioni di anzianità, che nei primi sei mesi dell’anno riescono a superare quelle di vecchiaia. Lo fa notare la stessa Inps citando i flussi di quiescenza e rilevando che l’innalzamento dei requisiti di vecchiaia ha portato in molti a maturare prima l’uscita tramite l’assegno di anzianità.

Il crollo nelle erogazioni degli assegni sociali

Infine, è da notare il vero e proprio crollo che hanno registrato le erogazioni dei nuovi assegni sociali. Nel primo semestre 2018 questi sono diminuiti del 73,5%, mentre a livello numerico hanno superato di non molto le 10mila unità. Anche in questo frangente dobbiamo rilevare l’impatto dell’innalzamento del requisito anagrafico di accesso, passato dai 65 anni e 7 mesi ai 66 anni e 7 mesi.

Al contempo, per chi si trova a vivere in una situazione di disagio è emersa però la crescita del cosiddetto REI (reddito di inclusione), che nell’anno in corso ha supportato fino a giugno 841mila persone (267mila famiglie). Soggetti ai quali bisogna aggiungere altri 44mila nuclei familiari destinatari del sostegno per l’inclusione attiva.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - I dati in arrivo dall'Inps dimostrano che diventa sempre più difficile ottenere l'agognato pensionamento, a causa del progressivo inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi. Una prova ulteriore, se fosse ancora necessaria, delle motivazioni alla base delle richieste dei lavoratori per ottenere regole di pensionamento maggiormente flessibili, sulle quali si è impegnato il nuovo Governo.

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