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Le pensioni di cittadinanza e il paradosso della detassazione: penalizzato chi ha versato contributi

Dalla UIL si esprime perplessità in merito alle nuove pensioni di cittadinanza ed al trattamento impositivo di favore applicato rispetto ai pensionati con uguali importi che hanno maturato la quiescenza tramite il versamento dei contributi all’Inps.

Economia e Finanza
Pubblicato il 23 aprile 2019, alle ore 20:07

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Le pensioni di cittadinanza e il paradosso della detassazione: penalizzato chi ha versato contributi

I sindacati tornano a parlare delle nuove pensioni di cittadinanza esprimendo perplessità in merito alle differenze, di natura fiscale, tra i percettori del beneficio di welfare ed i contribuenti che hanno maturato un simile importo dell’assegno attraverso la propria carriera lavorativa.

La situazione appare, infatti, paradossale se si considera che la cosiddetta pensione di cittadinanza viene erogata senza l’applicazione di alcuna trattenuta fiscale, così come previsto dalla legge che ha istituito il nuovo assegno di welfare. Lo stesso però non si può dire per gli uguali trattamenti di natura previdenziale, che si vedono applicare l’IRPEF e che devono quindi sottostare ad una trattenuta alla fonte da parte dell’Inps.

La disparità di trattamento

A rendere esplicita l’evidenza paradossale della situazione è stato il Segretario generale della UIL Domenico Proietti, mettendo in luce la differenza di trattamento fiscale ed esponendo numeri e cifre riguardanti il problema. “Prendiamo il caso di un pensionato single con una pensione di 9.360 euro lordi annui” spiega il sindacalista, indicando il limite massimo di percezione della pensione di cittadinanza.

Questa persona, anche se non ha altri redditi, è soggetta all’aliquota Irpef” spiega il rappresentante della UIL evidenziando che alla fine dell’anno avrà corrisposto circa 595,00 euro di Irpef, ottenendo di conseguenza un reddito netto corrispondente a 8765,00 euro. Un anziano che percepisce la stessa cifra come pensione di cittadinanza non sarà soggetto ad alcuna trattenuta, con un vantaggio superiore al 6%.

Di fatto, chi ha coperto il proprio assegno previdenziale con una contribuzione si trova nella situazione paradossale di percepire meno rispetto a coloro che hanno invece ottenuto l’assegno come erogazione di welfare, quindi con una copertura parziale o addirittura nulla di versamenti all’Inps. E’ chiaro che si tratta di una distorsione che farà discutere molto anche nel prossimo futuro, a meno di aggiustamenti legislativi che a questo punto verranno sicuramente richiesti nelle prossime occasioni di confronto tra Governo e parti sociali.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Le prese di posizione in arrivo dalla UIL appaiono più che giustificate, visto che si dimostra l’applicazione di diversi livelli impositivi a parità di reddito disponibile. Ed anzi, appare certamente paradossale il fatto che lo sgravio fiscale venga concesso ad un assegno di welfare ed allo stesso tempo si applichi la tassazione ordinaria ad una pensione del medesimo importo coperta da contribuzione.

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