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Fisco, per pagare le tasse servono 161 giorni di lavoro

Uno studio della Cgia ha rilevato che il carico fiscale delle famiglie è superiore a 15mila euro. Ogni mese una famiglia versa in media 1.277 euro. I contribuenti italiani quest'anno hanno lavorato fino all'11 giugno per pagare le tasse

Economia e Finanza
Pubblicato il 13 settembre 2014, alle ore 20:38

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Fisco, per pagare le tasse servono 161 giorni di lavoro

Il carico fiscale di ogni famiglia italiana si aggira in media a quasi 15.330 euro all’anno. Ogni famiglia, tra l’Irpef e addizionali locali, accise, ritenute, e tutte le tasse di contorno come il bollo auto, il canone Rai, la tassa sui rifiuti, versa in media 1.277 euro al mese, soldi che vanno all’erario, alle Regioni e, ovviamente, agli enti locali. Lo studio sui conti è stato fatto dall’Ufficio studi della Cgia, che ritiene che la pressione fiscale nel 2014 toccherà un record mai visto: ben il 44%. In pratica i contribuenti italiani hanno lavorato per circa sei mesi per il fisco, esattamente fino all’11 giugno, 12 giorni in più rispetto al 1995. Per pagare le tasse un italiano ha bisogno in media di giorni di 161 di lavoro. Lo stesso era nel 2011 mentre nel 2013 erano 160 e nel 2012 occorrevano 155 giorni.

Altro che ripresa economica! I dati suonano come una mazzata in un periodo in cui la ripresa economica sembra un miraggio e anche l’intervento dell’Eurogruppo, che proprio ieri ha parlato di abbattere le tasse sul lavoro, sembra la solita solfa priva di contenuti concreti. Ritornando ai dati dati forniti dalla Cgia, l’abolizione dell’Imu nel 2013 aveva consentito di risparmiare 325 euro ma si prevede che per l’anno in corso la spesa aumenti a causa della Tasi e dell’aumento Iva effettuato lo scorso ottobre.

Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, dichiara:  “Nonostante la restituzione degli 80 euro ai redditi più bassi con un carico fiscale di questa portata sarà difficile rilanciare i consumi delle famiglie. Il livello di arrabbiatura raggiunto nei confronti di un fisco sempre più aggressivo e pretenzioso, ha fatto scendere ai minimi storici la fiducia dei consumatori italiani”.
Bortolussi aggiunge: “Gli effetti legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, all’aumento dell’Iva, che nel 2014 si distribuisce su tutto l’arco dell’anno, all’introduzione della Tasi e, soprattutto, all’inasprimento fiscale che graverà sulle banche, compensano abbondantemente il taglio dell’Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi. Sarà inevitabile il rialzo della pressione fiscale di quest’anno, destinata a salire di 0,2 punti percentuali rispetto al livello raggiunto nel 2013″.

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