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Etihad Airways tenta di accaparrarsi una quota di Alitalia

Sempre di più le aziende italiane sotto il controllo straniero. Alitalia nel mirino dell’araba Etihad Airways: la Commissione Europea chiede cautela e rispetto delle regole

Economia e Finanza
Pubblicato il 7 aprile 2014, alle ore 10:55

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Etihad Airways tenta di accaparrarsi una quota di Alitalia

Sono in corso in questi giorni le trattative tra Alitalia e la compagnia aerea di bandiera degli Emirati Arabi Uniti Etihad Airways, con sede ad Abu Dhabi, per la cessione di una quota del gruppo italiano e a breve verranno presentati i dettagli dell’offerta. E’ intervenuta però la Commissione Europea che afferma la necessità di salvaguardare le regole europee su proprietà e controllo delle compagnie aeree negli investimenti che coinvolgono società di paesi extraeuropei, ricordando che per ottenere una licenza di esercizio nella zona Euro, e per poterla mantenere, il 50% della compagnia deve essere detenuto da uno stato membro o da una società con sede nell’Unione Europea. Potrebbe essere l’occasione per Alitalia di rilanciarsi e pagare i propri debiti, ma rimane ancora tutto da decidere.

Negli ultimi anni gli investitori stranieri, non soltanto arabi, guardano all’Italia con sempre maggiore interesse. Solo gli emiri vantano una cassaforte con mille e seicento miliardi di dollari su una capacità globale di oltre quattromila miliardi divisi nei 33 fondi sovrani riconosciuti. Per questo può forse apparire modesto l’investimento nel nostro paese (ad oggi di 5 miliardi e mezzo di dollari) per comprare grandi alberghi, immobili e griffe della moda perché, se si pensa agli 85 miliardi investiti nel Regno Unito, risultiamo essere ancora un fanalino di coda. Che cosa frena l’investimento dei fondi sovrani nel nostro paese? Il costo elevato della burocrazia, l’incertezza del quadro della regolamentazione e, naturalmente, anche l’instabilità politica. Le operazioni sono sempre di grandi dimensioni (dai 500 milioni in su), ma sta crescendo anche l’interesse verso aziende di taglia minore. L’emiro del Qatar è il più attivo sul “Made in Italy”: ha rilevato la maison Valentino, alcuni degli hotel extralusso della Costa Smeralda e il suo interesse per le bellezze del Bel Paese non accenna a fermarsi.

Oltre agli arabi, si sono affacciati al nostro mercato anche altre nazioni: la Banca Centrale cinese, ad esempio, ha messo sul piatto negli ultimi giorni oltre 2 miliardi per comprare il 2% di Eni ed Enel, mentre il fondo americano Blackrock punta a conquistare quote del Montepaschi di Siena, Intesa San Paolo, UniCredit e Banco Popolare. C’è il rischio di non essere più padroni delle nostre ricchezze e bellezze a causa di un dominio straniero sempre più agguerrito? C’è chi pensa che questa realtà non è un rischio, ma una straordinaria opportunità di crescita per le nostre economie perché ci saranno benefici per tutti gli operatori, soprattutto per quelle aziende che hanno voglia e intenzione di crescere all’estero in un mondo sempre più frenetico e globalizzato.

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