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Economisti Sen e Stiglitz: strumentalizzate le nostre analisi

I due economisti Sen e Stiglitz, anche premi Nobel, lamentano un uso improprio delle proprie analisi fatto dagli antieuropeisti. I due non sono i soli le cui opinioni sono state recentemente strumentalizzate

Economia e Finanza
Pubblicato il 17 aprile 2014, alle ore 14:25

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Economisti Sen e Stiglitz: strumentalizzate le nostre analisi

E’ stato l’espediente usato da personaggi del calibro di Marine Le Pen o Matteo Salvini per dare risalto alla propria campagna elettorale, i quali non si sono fatti scrupoli a strumentalizzare le teorie dei due economisti Sen e Stiglitz, come di altri post-keynesiani quali Krugman e Friedman; in Europa in generale, ma soprattutto in Francia e in Italia, dire che la moneta unica e l’Unione Europea sono le radici di tutti i recenti mali, risulta un’affermazione molto più concreta se la si attribuisce a un premio Nobel.

Il premio Nobel statunitense Joseph Stiglitz e il suo collega indiano Amartya Sen precisano in una nota la loro posizione riguardo l’Euro e l’Europa: la permanenza o meno nell’eurozona è qualcosa di cui non si dovrebbe neanche discutere, e anzi i due economisti auspicano, per l’immediato futuro, un’Europa più unita anche dal punto di vista politico, fiscale e di bilancio. Secondo i due l’adozione della moneta è stata fatta alle condizioni sbagliate, ma questo non vuol dire non possano essere cambiate e che il progetto sia destinato al fallimento.

Lo stesso Stiglitz invitava i paesi del Mediterraneo a coalizzarsi contro la Germania affinché la stessa lasciasse l’eurozona in quanto contraria all’adozione degli eurobond.

Altri economisti le cui opinioni sono state strumentalizzate sono Krugman, Friedman e Tobin.
Paul Krugman indica come unico sbaglio dell’Europa e dei suoi Stati membri quello di aver scelto una governance e delle istituzioni sbagliate e non in grado di gestire la moneta unica. Ma non per questo bisogna abbandonare, secondo il parere dell’economista, l’euro e l’Europa, ma anzi bisogna migliorarla in quanto “il fallimento del più grande progetto della storia […] innescherebbe insurrezioni populiste e nazionaliste”. Risulta quindi ben distante dalle posizioni di Le Pen o Salvini, i cui programmi sono incentrati su populismo e nazionalismo.
Friedman, contrario all’euro, è morto nel 2006 e nessuno può sapere cosa consiglierebbe oggi agli Stati europei, a meno di non considerare rilevanti le sue vecchie ricerche, le quali si riferiscono però a situazioni differenti da quella in analisi al giorno d’oggi.
Anche Tobin è deceduto lo scorso decennio, in particolare nel 2002, e sebbene contrario alla moneta unica come i precedenti, non potremo mai sapere quale potrebbe essere la sua posizione riguardo la permanenza o meno nell’eurozona.

In conclusione, molti economisti post-keyenesiani sono (o erano) d’accordo nell’affermare che non vi erano le condizioni negli scorsi decenni per aderire alla moneta unica. E’ tuttavia possibile modificare le istituzioni e le dinamiche della politica europea in modo che l’unità monetaria possa durare, in quanto il fallimento del progetto potrebbe portare, come obiettato da Krugman, a conseguenze gravissime. Giudicare circa l’onestà di chi stravolge il senso della ricerca, frutto del lavoro di molti economisti e premi Nobel, al solo scopo di procurarsi facilmente dei voti, spetta all’elettore che il 25 maggio è chiamato alle urne per il rinnovo del Parlamento Europeo.

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