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Cuba rinnova la richiesta per la fine dell’embargo USA: persi 116 mld

L'embargo ha dimensioni internazionali perché va a colpire anche il commercio cubano con Paesi terzi. Danni ingenti per le mancate entrate da rum e sigari. Col turismo statunitense l'isola potrebbe guadagnare 2000 milioni di dollari

Economia e Finanza
Pubblicato il 17 settembre 2014, alle ore 13:51

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Cuba rinnova la richiesta per la fine dell’embargo USA: persi 116 mld

Ingente è stato il prezzo pagato da Cuba a causa dell’embargo USA: 116 miliardi di dollari, di cui quattro persi solo nell’ultimo anno. A renderlo noto è il vice ministro degli Esteri Abelardo Moreno, che ha ricordato che il 6 settembre il governo Obama ha rinnovato per un altro anno il famoso Proclama 3447: l’origine di questo documento risale al 1960, data in cui  Eisenhower pose fine agli scambi commerciali, economici e finanziari tra Cuba e gli Usa, rafforzate poi anche da John Fitzgerald Kennedy nel febbraio 1962.

Il blocco per l’economia cubana durante tutti questi anni è stato disastroso e Cuba si accinge a preparare, come ha fatto finora dal 1982, l’ennesima richiesta di fine dell’embargo, che esporrà alla prossima assemblea generale dell’Onu. Per 22 anni l’Onu ha sempre confermato il documento, seppure con il voto contrario degli Stati Uniti e altri Paesi sfavorevoli all’embargo.

Il viceministro Moreno ha ricordato che “el bloqueo” ha dimensioni internazionali, poiché va a colpire anche il commercio cubano effettuato con Paesi terzi e nega la possibilità di investimenti esteri all’interno dell’isola. Corrisponde a circa  205,8 milioni di dollari la mancanza delle entrate da rum e sigari che Cuba non può vendere negli Stati Uniti, ma che vi arrivano ugualmente di contrabbando, e l’impedimento delle transazioni in moneta Usa nel mondo peggiora ancor di più la situazione. Solo col turismo statunitense l’isola  potrebbe guadagnare 2.000 milioni in dollari, che farebbe risollevare Cuba dai gravi problemi finanziari in cui versa.

Il giornale El País spiega come oggi sia cambiata l’opinione dell’America sull’embargo, e anche la comunità internazionale, dopo la fine del comunismo e il crollo dell’Unione Sovietica, ha pesantemente criticato quel blocco. Nel frattempo, però, vi sono state alcune contraddizioni: il governo Obama ha multato 37 aziende statunitensi e straniere per aver violato l’embargo, per un totale di multe che si aggira sugli 11.500 milioni di dollari.

Mentre l’America continua a mantenere il blocco, Cuba sta cercando di trovare accordi per attrarre capitali sull’isola, considerata attraente per tanti uomini d’affari come il magnate dello zucchero Alfonso Fanjul, cubano fuggito in Florida circa 50 anni fa, che oggi chiede appunto di investire nell’isola.

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