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Croazia entra nella UE con economia in difficoltà

Nonostante i festeggiamenti e l'ottimismo del 1°luglio, la Croazia entra nella UE con una economia in forte difficoltà

Economia e Finanza
Pubblicato il 2 luglio 2013, alle ore 15:13

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Croazia entra nella UE con economia in difficoltà
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Nonostante i festeggiamenti e l’ottimismo del 1°luglio, la Croazia entra nella UE con una economia in forte difficoltà

La Croazia festeggia la storica entrata nell’Unione Europea, ma dietro la solenne e prestigiosa messa in scena delle cerimonie del 1° luglio scorso, ricca di retorica europeista, la realtà dell’economia croata sembra attutire gli sperticati ottimismi della classe politica, mostrando un paese tutt’altro che in salute, deciso a convergere sempre di più all’interno di un mercato, quello comunitario, sempre più in crisi.

A guardare il futuro con ottimismo moderato, spingono infatti l’alto tasso di disoccupazione, specie quella giovanile – tra i piu’ alti in Europa – il debito pubblico e il deficit del bilancio dello Stato , con un’economia in recessione per il quinto anno consecutivo. Così la Croazia diventa il 28° membro dell’Unione, situazione che certamente a Bruxelles desta preoccupazione.

E non sembra che tutti quanti in Croazia abbiano voglia di festeggiare o, quantomeno, di guardare al futuro con un ottimismo che in queste condizioni potrebbe sembrare, se non smaccatamente propagandistico e in cattiva fede, quantomeno ingenuo e superfixiale.

Secondo l’Ansa, infatti,  non si contano “le proteste di operai delle molte imprese sull’orlo della bancarotta, indebitate o malgestite, che da mesi non riescono a pagare neanche gli stipendi ai loro lavoratori, in particolare nel settore tessile e edilizio. A maggio la disoccupazione e’ scesa poco sotto il 20 per cento, pari a circa 330 mila persone, grazie pero’ alle assunzioni stagionali nel turismo, l’unico settore a non risentire della crisi, che genera il 17% per cento del Pil nazionale. La disoccupazione giovanile e’ la terza in Europa, al 51 per cento, subito dopo Grecia (59%) e Spagna (55%) e di molto superiore alla media europea del 23 per cento.”

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