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Crisi economica: per il 70% degli italiani si stava meglio prima del 2008

Mentre ci stiamo mettendo alle spalle la più grave crisi della storia del capitalismo, 7 italiani su 10 continuano a ritenere che si viveva meglio prima del 2008. A certificarlo è una ricerca condotta dal Censis in collaborazione con la Conad.

Economia e Finanza
Pubblicato il 27 settembre 2018, alle ore 15:25

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Crisi economica: per il 70% degli italiani si stava meglio prima del 2008

Esattamente dieci anni fa, con il fallimento della Lehman Brothers si apriva ufficialmente la crisi più grave del Dopoguerra. In molti l’hanno persino definita peggiore di quella del ’29, arrivando a ritenerla di gran lunga la più drammatica della storia del capitalismo.

Ma la recessione, iniziata esattamente 10 anni fa, non ha influito negativamente dal solo punto di vista economico. Anche le aspettative e i desideri di milioni di persone sono stati limitati per sempre dal rancore e dalla paura, sentimenti ancor oggi ben radicati nel nostro tessuto sociale.

Il rapporto del Censis

A fotografare il disappunto di questo momento storico ci ha pensato il Censis a margine della ricerca intitolata “‘Miti del rancore, miti per la crescita: verso un immaginario collettivo per lo sviluppo”. Quest’analisi presentata a Roma e a cui ha collaborato anche la Conad, di fatto ha portato alla luce quanto gli italiani siano rimasti scottati dopo un decennio di recessione.

Si può quindi apprendere che i nostri connazionali sono innegabilmente rimasti aggrappati ad un passato che ricordavano come più felice e spensierato. La nostalgia per gli anni antecedenti alla crisi è lampante: ben 7 italiani su 10 affermano infatti che prima del 2008 si stava meglio di oggi.

Le ragioni che giustificano lo sconforto sono diverse. Troviamo la bassa natalità, l’insicurezza sul lavoro, i redditi troppo bassi e lo smarrimento culturale. Tutti questi elementi non possono che far sorgere diversi interrogativi sulle prospettive che il futuro può riservarci.

Allo stesso tempo la crisi ci lascia in eredità anche un triste aumento di alcuni pregiudizi. Il 70% degli italiani è contrario a sposarsi con una persona più vecchia di almeno 20 anni, o con un partner dello stesso sesso. Inoltre non si vedono di buon occhio le unioni con immigrati, specie se asiatici o africani. Si aggiunge che 4 connazionali su 10 sarebbero contrari a sposarsi con persone di differente religione, specie se islamica. Non da ultimo la stragrande maggioranza delle persone continua a sostenere che per far strada nella vita sia necessario conoscere le persone giuste (95% degli intervistati) oppure provenire da una famiglia agiata (88%) o più semplicemente avere fortuna (93%).

Si può quindi concludere che quello emerso grazie alla ricerca del Censis è un paese che continua a leccarsi le ferite inferte dalla crisi, un male che ha colpito non solo nel portafoglio, ma anche nell’anima. In altre parole le ripercussioni dalla recessione non sono solo a livello economico, ma anche sociale.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Dopo aver colpito le tasche degli italiani, la crisi ne ha anche modificato le abitudini. Non potendosi permettere di continuare a fare quello che si faceva prima, è sorta la paura per il futuro e il rancore verso chi è stato ritenuto colpevole di questa situazione. Sul banco degli accusati è così finita la classe politica e la finanza, che a conti fatti sono sopravvissuti senza sbarcare il lunario; a dover stringere la cinghia è stato ancora una volta qualcun’altro.

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