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Aiuti BCE per Stati ed imprese, la verità shock: "Finanziano solo multinazionali"

La denuncia arriva dall'Osservatorio CEO ed ha già destato una grande ondata di sdegno: il soldi del quantitive easing voluto dalla BCE non sono stati investiti per l'ambiente o per risollevare l'economia, bensì per favorire multinazionali private.

Economia e Finanza
Pubblicato il 15 dicembre 2016, alle ore 18:21

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Aiuti BCE per Stati ed imprese, la verità shock: "Finanziano solo multinazionali"

Il piano della BCE per risollevare le economie pubbliche si è rivelato una macchinazione per garantire ancora più introiti alle multinazionali a spese dei contribuenti. E’ questo quanto denunciato dal Corporate Europe Observatory (CEO), organizzazione non-profit specializzata nel monitoraggio degli effetti del lobbying aziendale all’interno dell’Unione Europea.

Tutto risale allo scorso giugno 2016, quando dalla Banca Centrale Europea venne inaugurata una manovra per rilanciare l’economia all’interno dell’UE permettendo l’acquisto, mediante il denaro prodotto grazie al quantitative easing, di obbligazioni private.

Un piano che secondo i dati raccolti dal CEO, ha fatto unicamente gli interessi delle grandi multinazionali a discapito delle economie degli Stati europei. Lo studio pubblicato dall’osservatorio evidenzia infatti che i risultati siano: “inquietanti. A meno che non pensiate che petrolio, auto di lusso, champagne e gioco d’accardo siano il posto migliore in cui mettere soldi pubblici”.

Le dinamiche di questo gioco sono – per quanto complicate nell’attuazione – estremamente semplici a monte: più i titoli di un’impresa sono popolari e ricercati, più i tassi di interesse potranno essere abbassati; viceversa con il raffreddarsi dell’interesse attorno a delle obbligazioni, salgono proporzionamente anche gli interessi che quell’impresa sarà costretta a dover garantire per il proprio finanziamento.

A questi presupposti la BCE, potendo investire liberamente in qualsivoglia attore, può facilmente veicolare il mercato e determinare aiuti o produrre danni acqustando specifiche obbligazioni; ed è proprio ciò che la Banca Centrale Europea avrebbe fatto, secondo i dati del CEO, immettendo in questo modo ben 46 miliardi di euro nel flusso dei guadagni delle multinazionali – che secondo le proiezioni arriveranno a 125 miliardi entro settembre 2017.

Tra le aziende che hanno potuto godere di questo trattamento di favore figurano ad esempio Shell e Repsol, nonché BMW, Wolkswagen, Exor, Enel, Eni, Assicurazioni Generali, Telecom Italia, Nestlé, Vivendi, Coca Cola, Renault e Danone; ma nella lista mancano paradossalmente proprio quelle “piccole realtà” che avrebbero effettivamente bisogno di aiuti per poter accedere ai crediti necessari ad autofinanziarsi.

Si è trattata dunque di una cascata di miliardi di fondi pubblici concessi – sotto la formula dell’aiuto – dalla stessa BCE a colossi industriali che non ne avevano alcun bisogno, a scapito delle finanze pubbliche e delle piccole e medie imprese.

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Cosa ne pensa l’autore
Giulio Pagani

Giulio Pagani - Et voilà, svelato il segreto di Pulcinella direbbero in quel di Venezia (altra gran bella città). C'era davvero qualcuno che pensava che i fondi della BCE potessero realmente andare per sistemare il clima? Ma dai...andiamo, su. Andiamo. Io ritengo che faccia benissimo Trump a criticare l'ambientalismo e tagliare i fondi per la salvaguardia ambientale, perché queste sono tutte dimostrazioni che meritiamo questa situazione, anzi dovremmo accelerarla per arrivare all'estinzione in fretta. Due sono le cose: o tagliamo le parti corrotte che sono gli attori principali nonché i virus promotori del dramma, le asportiamo di netto, o stiamo zitti e ci prendiamo quel che ci meritiamo. E visto che i vari capitani d'industria nessuno c'ha voglia di prendersi la responsabilità di decapitarli ed esporli in piazza (come sarebbe sicuramente stato un paio di secoli fa di fronte ad una tale, scellerata condotta nei confronti del benessere della comunità), tanto vale fare il tifo per la fine del mondo.

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