Negli ultimi tre anni la dispersione di acqua è aumentata quasi del 40%, pari a 100 mila litri al secondo. A dirlo è l’Istat che nel suo rapporto “Censimento delle acque per uso civile – 2012”, descrive la condizione dei nostri acquedotti.
Lo spreco totale di acqua ammonta a 3,1 miliardi di metri cubi, equivalenti a 8,6 milioni di metri cubi persi al giorno. Le regioni più sprecone sono quelle del Centro del Sud, ad eccezione di Abruzzo e Puglia “che negli ultimi anni hanno sanato alcune situazioni di forte dispersione”. “Seppur con livelli più bassi-dichiara l’Istituto-, anche nelle regioni del Nord si registra un generale peggioramento della dispersione di rete, ad eccezione della Valle d’Aosta”. Aumentano anche le dispersioni nelle reti comunicali, con più 32,1% rispetto al 2008. In alcuni casi i volumi di acqua immessi sono superiori a quelli effettivamente necessari. Ciò, in parte, è dovuto a dispersioni considerate fisiologiche e legate all’estensione della rete, al numero degli allacci, alla loro densità e alla pressione d’esercizio.Le dispersioni sono, inoltre, derivanti da criticità di vario ordine: rotture nelle condotte,
vetustà degli impianti, consumi non autorizzati, errori di misura.
Come se non bastasse anche gli investimenti nelle reti idriche calano. Ciò ha provocato conseguenze inevitabili, tanto da causare ulteriori dispersioni. Al Nord si registra la maggior presenza di impianti di depurazione. “Tuttavia– si legge nel comunicato-, spostandosi da nord a sud, le percentuali degli impianti in esercizio diminuiscono: dal 97,8% del Nord-ovest al 97,7% del Centro, fino all’86,0% delle Isole”. Il Piemonte è la regione con più depuratori, seguita da Emilia Romagna e Lombardia.La massima capacità depurativa si registra negli impianti residenti nel Nord-ovest, in grado di assorbire il 61,5% di tutto il carico potenzialmente generabile all’interno della propria ripartizione. Il
meno efficace risulta invece il sistema depurativo delle Isole, che garantisce un trattamento
secondario o avanzato limitatamente al 46,0% del suo potenziale generato.
Un dato positivo è l’inquinamento industriale che finisce poi negli impianti delle acqua, diminuito rispetto al 2008 del 27,8%.