I casi di truffe ai danni dello Stato sono all’ordine del giorno in Italia, e capita non di rado che qualcuno riesca a continuare a beffare le casse italiane anche dopo aver abbandonato i confini nazionali. E’ oramai noto infatti il fenomeno delle pensioni ritirate dall’estero: alcuni truffatori richiedono infatti un sussidio che, di per sé, sarebbe valido solamente fino a quando il beneficiario vivesse nel Paese in cui l’ha ottenuto; quindi emigrano all’estero, lavorando o vivendo di rendita grazie all’illecito, a volte anche per anni prima di venire scoperti.
E’ questo il caso di un italiano che ha deciso di emigrare in Sud America nel 1995, dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’invalidità civile che gli ha permesso di avere accesso ad una pensione, proprio in Italia. E da oltre vent’anni, l’uomo ha potuto così “raddoppiare” il proprio stipendio, potendo contare sia sui soldi guadagnati nel suo nuovo Stato di residenza, sia sulla pensione alla quale attingeva illegalmente in Italia.
Il truffatore è originario di Corigliano Calabro (CS) e, consapevole dei rischi derivanti da una situazione del genere, aveva l’accortezza di non presentarsi mai personalmente al ritiro della pensione. Anche perché un viaggio transatlantico sarebbe stato oltremodo spossante, oltre che rischioso. Per questo delegava il ritiro a terzi, cosa di per sé prevista dalla legge, non fosse che mancava la conditio sine qua non necessaria a rendere legale anche l’incasso del sussidio: la residenza in Italia.
Così le forze dell’ordine della Compagnia di Rossano hanno sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Castrovillari nei confronti delle due persone imputate della truffa; l’uomo, che per oltre 20 anni ha potuto godere della pensione pur non essendo tecnicamente più residente nel nostro Paese, è stato accusato del reato di falso ideologico ai danni dello stato. Nel frattempo, è riuscito ad intascare illegalmente una somma di circa 75.000 euro.