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Vigilessa di Roma minaccia di morte la figlia con la pistola. Arrestata

Violenza tra le mura domestiche. Vigilessa minaccia la figlia di ucciderla con la sua pistola se non cambia stile di vita e non fa ciò che le viene detto

Cronaca
Pubblicato il 20 marzo 2014, alle ore 13:44

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Vigilessa di Roma minaccia di morte la figlia con la pistola. Arrestata

Ennesimo caso di violenza. Ancora una volta tra le mura domestiche. Questa volta si tratta di madre e figlia con un rapporto conflittuale da tempo. Tanti i litigi delle due fino all’ultimo in cui la situazione è degenerata. La donna, Patrizia Schiavoni, 51 anni, si è infuriata con la figlia per il suo atteggiamento poco responsabile, che la porta ad alzarsi tardi la mattina e a non cercarsi un lavoro, tanto da minacciare di usare un’arma.

Questa volta la lite tra le due è degenerata tanto che la ragazza, 19 anni, impaurita dalla reazione della madre è corsa in strada ed ha chiamato il 113 per chiedere aiuto. I militari del nucleo Radiomobile sono arrivati poco dopo sul posto e, una volta identificato l’appartamento nel quale abita la ragazza, sono saliti subito su ed hanno assistito al litigio tra le due ancora in atto. Momenti concitati in cui la donna arriva a pronunciare frasi molto pesanti “Le ho detto che deve svegliarsi quando lo dico io” per continuare poi contro la ragazza “Non fai niente dalla mattina alla sera. Non fai altro che mangiare. Se non la smetti e cambi vita prendo la pistola e ti ammazzo, tanto lo sai che ce l’ho a casa”.

La donna, infatti, è una vigilessa del VII Tuscolano di Roma e, pertanto, detiene in casa la pistola d’ordinanza. L’atteggiamento violento della donna, che non si è placato neanche in presenza dei carabinieri, ha portato al suo arresto immediato poiché non era sicuro lasciarla in casa con le due figlie.

La ragazza è stata portata in ospedale poco dopo il fatto per dei dolori alla schiena, che hanno rivelato una situazione di violenza e di terrore già pregresso a questo episodio, confermata dalle denunce registrate in passato per lesioni e maltrattamenti, certificati da diversi referti medici. La stessa ragazza ha, infatti, detto ai militari scoppiando a piangere “Non è la prima volta”.

Adesso che la madre è in carcere, toccherà alla ragazza badare alla sorella di 13 anni aiutata dagli assistenti sociali del Comune. Sarà compito degli agenti che si occupano del caso ricostruire minuziosamente il comportamento della ragazza e della madre per capire bene la situazione che si viveva in quella casa.

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