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Venezia

Venezia. L’offerta è "in primis" per gli italiani, e il parroco la rifiuta

Una persona ha deposto la sua offerta all'altare indicando la finalità: "italiani in primis", "stranieri per ultimi". Il Parroco, don Gino Cicutto, amareggiato, la rifiuta.

Cronaca
Pubblicato il 4 marzo 2019, alle ore 19:43

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Venezia. L’offerta è "in primis" per gli italiani, e il parroco la rifiuta

L’offerta per i poveri, lasciata in una busta da una persona anonima, ha lasciato dell’amaro nel cuore del parroco che l’ha ricevuta, perché la scritta che l’accompagnava indicava di utilizzarla secondo criteri umani, quelli dell’offerente: “italiani in primis“, “stranieri per ultimi“.

Il parroco, don Gino Cicutto, responsabile dell’unità pastorale di San Nicolò e San Marco a Mira (Venezia), ha ritenuto opportuno non utilizzare l’offerta, di cui non si conosce l’importo e, attraverso il foglio parrocchiale di ieri, 3 marzo 2019, ha informato i parrocchiani e, allo stesso tempo, ha cercato di raggiungere l’offerente per invitarlo a tornare in canonica per riprendersi la busta con l’offerta.

L’offerta secondo carità

Pro anziani, malati, al freddo o alla fame, italiani da sempre in primis! Gli stranieri per ultimi!“, era scritto nella busta che accompagnava l’offerta. Una frase che ha “profondamente amareggiato e umiliato” il parroco, don Gino che, dopo aver riflettuto, ha pensato di riproporre il fatto nel foglio parrocchiale, Collaborazione mirese, per coinvolgere nella riflessione le comunità di San Nicolò e di San Marco a Mira. Dal foglio parrocchiale la notizia è rimbalzata nel settimanale diocesano del Patriarcato di Venezia e, poi, in altre testate nazionali. 

Non si conosce il nome dell’offerente che ora è invitato a interrogarsi seriamente sul significato del suo essere cristiano e su quanto ha scritto, riflessione che fa bene a molti, dato che siamo sin troppo abituati – scrive don Gino – a questo tipo ‘slogan‘, sebbene questa non sia fede e nemmeno vita cristiana. Il cristiano “considera i più poveri tra i primi, senza guardare il colore della pelle o la provenienza“. 

Se l’offerente non si trova in sintonia con le esigenze di carità del Vangelo, “può passare per la canonica a riprendersi la sua ‘offerta’“, si legge nella Collaborazione mirese, e consegnarla ad altri, a chi la pensa al suo stesso modo, “ma non deporla davanti al Signore“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Fare un'offerta può farci sentire a posto con la coscienza, perché siamo andati in aiuto ad altri che si trovavano nel bisogno. Ma scegliere chi aiutare escludendo qualcuno, perché non appartiene ai nostri canoni, non è cristiano. A monte c'è un Dio, che ama tutti, in modo personale, ma senza differenze. Non c'è un merito come l'essere italiano o straniero...forse l'unico merito è l'essere nel suo cuore.

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