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Vaccini Pfizer e Moderna: cosa accade 6 mesi dopo l’inoculazione del siero

Nell’arco di 6 mesi l’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna è più debole. La scoperta è contenuta in uno studio condotto dal New England Journal of Medicine.

Cronaca
Pubblicato il 9 dicembre 2021, alle ore 13:30

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Vaccini Pfizer e Moderna: cosa accade 6 mesi dopo l’inoculazione del siero

Sono diversi gli studi, riportati su tutti i giornali online e cartacei, in cui è stata riscontrata un’efficacia più debole dei vaccini mRNA dopo i 6 mesi dall’inoculazione del siero.

Ovviamente si parla dell’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna nel frenare il contagio, non nella protezione dal ricovero e soprattutto dal decesso, che resta altissima sia con Pfizer che con Moderna, anche in caso di contagio da variante Delta.

Lo studio del New England Journal of Medicine

In uno studio condotto dal New England Journal of Medicine sui lavoratori della sanità dell’Università di San Diego, in California, si legge che l’efficacia del vaccino mRNA nel prevenire il Covid-19 è scesa da oltre il 90% di marzo al 65,5% di luglio. Lo studio ha calcolato l’efficacia del vaccino per ogni mese, da marzo a luglio, tra gli operatori sanitari dell’ospedale in cui, a dicembre 2020, si era registrato un notevole aumento delle infezioni da Covid.

A metà dicembre 2020 è iniziata la somministrazione di vaccini mRNA, a marzo il 76% della forza lavoro era completamente vaccinata e a luglio la percentuale è salita all’83%. All’inizio di febbraio le infezioni sono diminuite drasticamente. Tra marzo e giugno meno di 30 operatori sanitari sono risultati positivi ogni mese. Nello specifico, dal 1 marzo al 31 luglio un totale di 227 operatori sanitari dell’ospedale è risultato positivo a Sars-CoV-2; 130 dei 227 dipendenti (57,3%) erano completamente vaccinati. I sintomi si sono manifestati in 109 dei 130 lavoratori completamente vaccinati (83,8%) e in 80 dei 90 non vaccinati (88,99%). Non sono stati segnalati decessi in nessuno dei due gruppi e una persona non vaccinata è stata ricoverata in ospedale con sintomi correlati a Sars-CoV-2.

La predominanza della variante Delta, combinata alla fine delle restrizioni e al maggior senso di sicurezza della popolazione, ha fatto sì che la protezione al contagio offerta dal vaccino calasse.Da diverse ricerche è però emersa una certa differenza tra Pfizer e Moderna, con quest’ultimo che sembra offrire una risposta immunitaria più forte e duratura nel tempo. Negli studi di Fase 3 è emerso che l’efficacia di Pfizer è scesa all’80% dopo 4-6 mesi, mentre Moderna resta al 93% dopo 5-6.

Nel primo confronto testa a testa su larga scala tra i due vaccini a mRNA condotto dal dipartimento per i Veterans Affairs americano e pubblicato sul New England Journal of Medicine, è emerso che il vaccino Moderna e quello Pfizer-BioNTech hanno entrambi un’altissima efficacia, ma il primo offre una protezione leggermente più alta. “Entrambi sono incredibilmente efficaci con rari casi di infezioni post-vaccino. Ma, indipendentemente dal ceppo di virus predominante – prima Alfa e poi Delta – Moderna ha mostrato di essere leggermente più efficace”, ha detto uno degli autori dello studio Juan Pablo Casas Romero.

Premesso che i vaccini Pfizer e Moderna esercitano benissimo il loro lavoro più importante, cioè quello di evitare lo sviluppo della malattia, i dati sulla minor efficacia nel frenare il contagio avvalorano la tesi secondo cui potrebbe essere necessaria una terza dose per alcune categorie, specialmente per i soggetti più fragili e per i medici e gli operatori sanitari, che sono stati i primi a sottoporsi alla vaccinazione.

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - La terza dose sembra essere una tappa obbligata, dato che i vaccini vedono calare la loro efficacia nel frenare il contagio, dopo i 6 mesi dall'inoculazione del siero e questo dato emerge da diversi studi recenti sul Pfizer e sul Moderna. Non ci resta che affidarci alla scienza e alla medicina!

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