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Usa, pena di morte: tre condanne in un giorno

Negli Usa tre condanne alla pena di morte nel giro di 24 ore, in tre stati diversi

Cronaca
Pubblicato il 19 giugno 2014, alle ore 16:56

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Usa, pena di morte: tre condanne in un giorno

John Henry, Marcus Wellons e John Winfield. Questi i nomi dei tre condannati alla pena di morte nella giornata di ieri, rispettivamente in Florida, Georgia e Missouri. Un record per gli Stati Uniti dove, nonostante le proteste contro la pena capitale, continuano le esecuzioni.

In ordine di tempo il primo ad essere ucciso è stato John Henry, condannato per omicidio della moglie e del figlio avuto da una precedente unione nel 1985. L’uomo aveva 65 anni e per i delitti commessi aveva chiesto perdono. Tempo fa era stato dichiarato minorato mentale. Ciò nonostante, per lui il giudice ha deciso la condanna mortale con veleno; ieri alle 19:43 ora locale è morto. Per la Florida è la quattordicesima esecuzione tramite iniezione di veleno dopo l’abbandono della sedia elettrica. Stesso destino per Marcus Wellons, 58 anni e incriminato per aver violentato e ucciso una ragazza di 15 anni. Contro la sua condanna i suoi legali avevano presentato due ricorsi, bocciati poi dalla Corte Suprema che anche per lui ha deciso di mettere fine alla sua vita. Così come per il detenuto del Missouri, John Winfield. Nonostante sia stata dichiara illegittima dall’Onu in due occasione, gli States e altri paesi come Cina e Giappone hanno in vigore la pena di morte.

In questi ultimi giorni anche da noi, c’è chi si è espresso a favore della pena capitale. Sul web c’è chi la vorrebbe per Massimo Bossetti, indagato per l’omicidio di Yara GAmbirasio; chi per Carlo Lissi, che ha ucciso mogli e i figli e chi per che ha colpito a morte un passante e feriti due. Stragi come queste possono portare ad essere pro pena capitale. Visti i commenti che circolano in Rete, è difficile spiegare se si tratta di convinzioni dettate dalla ragione o da sentimenti di vendetta. Anche in America il dibattito sulla pena di morte tiene banco. Ci sono movimenti, associazioni e personaggi famosi che si dichiarano contrari perché secondo loro è contro i diritti umani. Altri invece sono favorevoli. Così tra manifestazioni di protesta e sostegno gli Stati Uniti rimangano spaccati a metà.

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