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Un clochard muore bruciato in auto per un gioco di due minorenni

Ahmed Fdil, 64 anni, giunto in Italia quasi trent'anni fa per lavorare, è stato trovato carbonizzato a Santa Maria di Zevio all'interno di un'auto. Il Tribunale dei Minori di Venezia sta indagando.

Cronaca
Pubblicato il 12 gennaio 2018, alle ore 14:23

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Un clochard muore bruciato in auto per un gioco di due minorenni

Morto, per uno scherzo, un senza tetto. Il gioco messo in atto da due minorenni, di tredici e diciassette anni, della provincia di Verona, ai danni di un clochard, nel mese di dicembre, è finito male. L’uomo è stato trovato carbonizzato all’interno di una Fiat Bravo, la sua “casa”, parcheggiata a Santa Maria di Zevio (Verona). Ahmed Fdil, 64enne del Marocco, era arrivato in Italia nel 1990, e aveva trovato lavoro come operaio specializzato. La crisi l’ha costretto a lasciare il lavoro, e a vivere per strada.

I Carabinieri stanno ancora lavorando intorno al caso. La magistratura di Verona ha chiesto l’intervento del Tribunale dei minori di Venezia: qui, i due giovanissimi risultano iscritti nel registro delle indagini di reato. Gli investigatori stanno vagliando l’ipotesi che l’auto sia stata incendiata per gioco.

Le prime ipotesi avevano lasciato pensare che il senza tetto fosse morto carbonizzato a causa di una sigaretta accesa all’interno dell’auto. Successivamente, i militari dell’Arma, ascoltando anche le voci di testimoni, hanno abbandonato la prima ipotesi per seguire quella del gioco. Una donna che abita non lontano dall’auto bruciata avrebbe raccontato: “Anche quella sera ho sentito un botto, e quando mi sono affacciata alla finestra ho scorto le fiamme che salivano”. Il primo a cercare di aiutare Fdil, Gino Capo, al Corriere avrebbe detto: “L’ho detto subito ai carabinieri, non poteva essere stata una sigaretta. Mia moglie quel giorno ha visto i soliti ragazzini girare in zona, e prima di vedere le fiamme ha sentito uno scoppio”.

Per i carabinieri non è stato difficile rintracciare i due ragazzini. Il 13enne, non imputabile per l’età, ha raccontato la sua versione dei fatti al magistrato: dopo aver preso della carta sono corsi verso la vettura, il 17enne ha appiccicato il fuoco gettando la carta nell’abitacolo, anche il 13enne confessa d’averci provato, ma non è sicuro d’esserci riuscito. I due ragazzini sono indagati, ma la “confessione” del 13enne è presa con cautela dagli investigatori. 

Gli avvocati della famiglia di Ahmed Fdil affermano che si è trattato di un omicidio volontario, e chiedono chiarezza. Ahmed Fdil non era povero, la sua famiglia era benestante, ma lui aveva scelto di fare il “clochard”.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Forse i ragazzini non sanno che non si scherza mai con il fuoco perché è pericoloso, in tutti i sensi. Cancellare dalla loro mente quanto, come conseguenza di un gioco, è accaduto sarà una strada lunga e faticosa. Qualsiasi "pena" debbano scontare, alla fine se la dovranno vedere con se stessi...Noi stessi spesso siamo i giudici più severi per ciò che ci riguarda.

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