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Udine, moglie salva marito al quale era stato diagnosticato un tumore inoperabile

A un uomo viene diagnosticato un tumore inoperabile al fegato; la moglie non accetta la diagnosi e si mette alla ricerca di una soluzione. L'uomo viene salvato dai medici dell'ospedale di Udine.

Cronaca
Pubblicato il 12 marzo 2019, alle ore 00:33

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Udine, moglie salva marito al quale era stato diagnosticato un tumore inoperabile

A Flavio Angelinetta, un operaio residente a Dongo, in provincia di Como, viene diagnosticato dai medici di Milano un tumore inoperabile al fegato e un’aspettativa di vita pari a tre mesi. Ma sua moglie, Adria, non ha mai accettato la diagnosi, mettendosi alla ricerca di una cura per suo marito. La sua ostinazione ha portato ai risultati sperati: ad oggi sono passati nove mesi, e Flavio è ancora vivo.

Adria ha raccontato al Messaggero Veneto che da quando sia all’Istituto nazionale tumori di Milano e successivamente alla clinica di Rozzano, Humanitas, hanno confermato la stessa diagnosi di inoperabilità per il marito, lei non ha mai voluto darsi per vinta: non poteva accettare che per il marito non ci fosse più nulla da fare. Così, si è messa alla ricerca disperata di una soluzione che potesse salvare la vita del proprio coniuge.

E, alla fine, la sua perseveranza ha portato alla conoscenza del dottor Andrea Risaliti, direttore della clinica chirurgica dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Udine che, insieme alla sua equipe, ha operato ciò che era stato dichiarato inoperabile, salvando la vita dell’uomo.

Il professor Risaliti ha utilizzato un trattamento a fasi. Per prima cosa, si è provveduto a ridurre la massa tumorale, rimuovendo parte del fegato: successivamente, è stata praticata una termoablazione dei noduli tumorali ancora presenti nella parte di fegato restante. Con quest’ultima tecnica, i noduli tumorali vengono distrutti attraverso il calore prodotto dalle microonde.

Per poter eseguire la tecnica della termoablazione, è stato necessario l’intervento del dottor Massimo Sponza, direttore della Radiologia interventistica. Infine, sempre il dottor Sponza ha effettuato un drenaggio esterno della bile, un passaggio reso necessario a causa della fase di termoablazione, che ha causato una necrosi coagulativa permanente allo scarico biliare. Terminata anche questa fase, Flavio Angelinetta è stato dimesso l’8 Settembre, con la patente per il trapianto di fegato.

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Cosa ne pensa l’autore
Elisabetta Monda

Elisabetta Monda - La storia di Flavio Angelinetta e la determinazione di sua moglie fanno ben sperare; fanno pensare che se si vuole ottenere qualcosa basta lottare finché non si raggiungono i propri obiettivi. Ma, personalmente, credo che questo sia solo un caso a sé: purtroppo, non sempre i medici si sbagliano e, per molte persone, realmente non c'è molto da fare.

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