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Uber Eats Italia accusata di caporalato, sfruttamento del lavoro e minacce ai riders

Tribunale di Milano: Uber Eats Italia viene preventivamente commissariata a causa dello sfruttamento e delle minacce ai riders che si occupano delle consegne di beni alimentari tramite Uber Eats.

Cronaca
Pubblicato il 30 maggio 2020, alle ore 12:00

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Uber Eats Italia accusata di caporalato, sfruttamento del lavoro e minacce ai riders

Uber Eats Italia, mediante una misura di prevenzione disposta dal Tribunale di Milano, viene ufficialmente commissariata a causa del caporalato che la stessa società effettua sui riders addetti alle varie consegne di beni alimentari sul territorio italiano. Si apprenda così dal sito Ansa.it che, sull’azienda Uber Italia, è in corso una indagine della guardia di finanza coordinata dal PM, dottoressa Alessandra Dolci, e dal dottor Paolo Storari.

Durante l’inchiesta, che ha già visto attuate diverse perquisizioni, si contesta all’azienda Uber Eats Italia il reato definito dal codice penale all’articolo 603bis, di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro“, poiché sono state analizzate le condizioni di lavoro dei riders della stessa società americana con distaccamento in Italia, addetti alla consegna di beni alimentari mediante il servizio Uber Eats. Riders che vediamo giornalmente sulle strade italiane su bici o scooters.

Secondo i PM che stanno indagando sul caso e la Guardia di Finanza, i riders non sono direttamente assunti da Uber Italia, ma da altre 2 società che fanno parte del settore della logistica, tra le quali troviamo “Flash Road City“, la quale risulta indagata nel prima citato procedimento giudiziario per caporalato presso il tribunale di Milano. Secondo le testimonianze dei riders, il loro compenso è di 3 euro a consegna, indipendentemente dall’orario o dal giorno in cui la consegna stessa viene effettuata.

Secondo le indagini in corso, la società Uber Eats Italia, mediante le due società di logistica intermediarie, sfruttava richiedenti asilo politico, esuli da contesti di guerra e violenza, persone residenti all’interno di centri di accoglienza temporanei e permanenti, oltre che persone in stato di “bisogno economico e sociale“, per le consegne dei beni alimentari mediante il servizio di consegne espresso Uber Eats Italia, spesso su due ruote.

Secondo le indagini inoltre, i riders venivano duramente minacciati dai dirigenti delle società di manodopera e logistica. Nell’inchiesta condotta dalla Procura di Milano, un rider afferma di essere stato minacciato duramente dopo aver etichettato come schiavista il suo titolare, lo stesso che gli ha riferito: “Ti vengo a rompere la testa ed a prendere a sberle, ti rompo il …..“. Parole che si evincono dalla chat tra il rider ed il suo titolare.

Inoltre la chat continua con: “Da noi non lavorerai più, ti blocco l’account“. Inoltre i PM parlano anche di “sottrazione legalizzata delle mance”, oltre che di punizioni economiche dei riders stessi. La società Uber si difende affermando di condannare tutte le forme di caporalato ed afferma di partecipare attivamente al contrasto delle stesse, partecipando anche al dibattito sulle regolamentazioni del settore food delivery.

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Cosa ne pensa l’autore
Carlo Crescenzi

Carlo Crescenzi - Secondo il mio parere, i fattorini di Uber Italia percepiscono un compenso troppo basso ed ingiusto. 3 euro a consegna sono troppo pochi, inoltre le condizioni di lavoro degli stessi sono eccessive e massacranti. Indegno il caporalato e lo sfruttamento di persone provenienti da contesti di guerra oppure esuli politici e richiedenti asilo. Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso e blocchi qualsiasi forma di caporalato, reato previsto dal codice penale.

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