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Truffa in banca: direttrice truffava per pagare i debiti del gioco

Una direttrice di banca in un comune in provincia di Roma, ha truffato la propria banca dove lavorava per più di 700 mila euro a causa dei suoi debiti di gioco

Cronaca
Pubblicato il 16 marzo 2014, alle ore 12:12

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Truffa in banca: direttrice truffava per pagare i debiti del gioco

Dopo ricerche prolungate e articolate, avviate e predisposte dalla Procura della Repubblica di Velletri, i finanzieri del Comando Provinciale di Roma, sostenuti anche da un’indagine interna ordinata da Unicredit banca, hanno scoperto una truffa in banca: il piano organizzato dalla signora, fra il 2004 al 2009, le aveva permesso di ottenere a suo favore 25 prestiti privati per un totale di circa 700.000 euro, intitolandoli a sconosciuti e persone inesistenti, tramite la modificazione delle documentazioni di familiari e clienti dell’agenzia.

I soldi le servivano per i debiti fatti con le ricevitorie, dove giocava al Lotto. L’idea ossessiva della scommessa aveva fatto in modo che la donna, una dirigente senza trascorsi di truffa o simili, impiegava denaro per centinaia di migliaia di euro all’anno sui numeri fortunati con l’attesa della vincita milionaria.

A scoprire la truffa in banca sono state le Fiamme Gialle, di conseguenza alla comunicazione dell’Unicredit che aveva intrapreso un’indagine interna come conseguenza a diversi trasferimenti nella filiale di Segni. Durante le ricerche, l’istituto di credito aveva già tenuto conto di interrompere il lavoro della direttrice presso di loro.

I finanzieri della Tenenza di Colleferro hanno scoperto anche un conto corrente irregolare registrato a una signora morta nel 1995, sul quale ogni mese veniva predisposta la pensione da parte dell’Inpdap e poi dell’Inps. Per 14 anni la direttrice della banca è riuscita a impossessarsi anche di quel denaro, accertato in 165mila euro, con la partecipazione dell’ex badante della deceduta anche lei incriminata all’autorità giudiziaria contemporaneamente con un impiegato dell’Inps incolpato dell’infrazione di esclusione intenzionale di denuncia. Le due disoneste sono state denunciate per imbroglio, falso in scrittura privata, possesso e produzione di documentazioni di riconoscimenti falsi e truffa ai danni dello Stato.

Una vicenda simile è successa nel 2011 a Castel San Pietro Romano, sempre vicino al comune di Segni. La persona a quel tempo era la direttrice, come pure la sola impiegata dell’ufficio postale di città che si diede alla fuga in pochissimo tempo con 2 milioni di euro, i risparmi e le accumulazioni economiche della durata di una vita di pensionati e di chi possedeva conti correnti del piccolo comune tra Roma e Frosinone. La signora fu ritrovata e bloccata in Svizzera; riportata in Italia, fu poi condannata in appello a 4 anni e 8 mesi di detenzione.

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