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Treviso, i giudici liberano uno spacciatore nigeriano e obbligano la polizia a restituirgli il malloppo sequestrato

Uno spacciatore nigeriano, arrestato dopo mesi di indagine, torna subito in libertà. E il pm costringe la polizia a ridargli indietro pure i soldi sequestrati. Ira della Municipale e della Lega: "Siamo allibiti".

Cronaca
Pubblicato il 6 novembre 2018, alle ore 19:11

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Treviso, i giudici liberano uno spacciatore nigeriano e obbligano la polizia a restituirgli il malloppo sequestrato

La polizia municipale di Treviso, dopo mesi di indagini, è riuscita ad arrestare uno spacciatore nigeriano di 21 anni con a disposizione mezzo chilo di droga pronta per essere venduta sul mercato. La sua cattura, però, è durata poco, perché i giudici veneti lo hanno rimesso in libertà, obbligando i poliziotti a restituirgli anche gli oggetti sequestrati.

Il ragazzo era un richiedente asilo, ed era ospite da due anni nella Caserma Serena di Dosson. La Municipale lo pedinava da mesi. Poi, raccolte tutte le prove, lo ha arrestato. Nelle tasche aveva 250 grammi di marijuana e un di libro contabile dove appuntava i nominativi dei clienti cui forniva le dosi da spacciare. In più, la polizia ha rinvenuto nella sua stanza della Caserma Serena altri 230 grammi di droga, per un totale di mezzo chilo di stupefacenti. Abbastanza per una condanna che non fosse all’acqua di rose.

E invece il nigeriano, dopo essere stato processato per direttissima e condannato dal giudice a due anni di carcere per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio, grazie ai benefici di legge, è stato subito rimesso in libertà. Non solo. Il giudice ha anche obbligato gli agenti della polizia municipale a restituire all’immigrato i soldi frutti dello spaccio, la carta prepagata, e i vari cellulari trovati durante la perquisizione.

Le polemiche politiche, ovviamente, non sono mancate. Partendo dal sindaco leghista Mario Conte: “Chiedo rispetto nei confronti delle forze dell’ordine e dei cittadini che ci chiedono sicurezza. Presenterò al Ministro dell’Interno Matteo Salvini una relazione dettagliata perché non è possibile buttare all’aria mesi di indagini per la mancanza di certezza della pena. Se viene fermato uno spacciatore con 500 grammi di droga, 250 euro in tasca e cellulari, e di fatto risulta nullatenente, non è possibile che venga dissequestrato il denaro“.

La cosa più grave di questa vicenda è che la Municipale non considerava il nigeriano un semplice spacciatore, ma un grossista della droga, quindi un trafficante in piena regola. Peccato che il loro lavoro, durato mesi, sia stato vanificato dalla leggerezza e dalla superficialità di una magistratura che sembra fare più gli interessi dei delinquenti stranieri che quelli dei cittadini italiani. Nulla da sorprendersi, quindi, se gli immigrati criminali preferiscono trasferirsi in Italia, perché sanno che qui il senso di impunità è molto elevato.

Lo ha confermato sconcertato lo stesso comandante della Municipale, Maurizio Tondato: “Dopo mesi di pedinamenti, intercettazioni, ricerche sul campo, e tante energie profuse, vediamo un importante grossista della droga del trevigiano che probabilmente non viene punito a dovere, dovendo noi come Polizia Locale restituirgli quanto sequestrato in precedenza perché non è certo fosse proveniente della sua attività di spaccio, nonostante il ragazzo avesse dichiarato di essere nullatenente”.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Non so che parametro di giudizio abbiano usato i giudici per decidere sulla sorte di un criminale che i poliziotti consideravano un grossista della droga. So solo che in Australia una donna italiana, beccata con un chilo di cocaina nella valigia, è stata condannata a dieci anni di carcere dopo aver rischiato l'ergastolo. Qui da noi, invece, mezzo chilo di droga sembrano non essere sufficienti per mettere in galera un criminale. Comincio davvero a sospettare che la magistratura italiana stia facendo gli interessi di quei poteri "rossi" che vogliono un Paese invaso di stranieri intoccabili.

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