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Trento, prof licenziata perché omosessuale: condannato istituto scolastico cattolico

La sezione lavoro della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un Istituto scolastico cattolico di Trento che nel 2014 aveva licenziato un'insegnante per via del suo orientamento sessuale.

Cronaca
Pubblicato il 3 novembre 2021, alle ore 07:46

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Trento, prof licenziata perché omosessuale: condannato istituto scolastico cattolico

Nel 2014 non le rinnovarono il contratto di lavoro all’istituto Sacro cuore di Gesù di Trento perché si rifiutò di smentire voci sulla sua presunta omosessualità.

Oggi, a distanza di 7 anni da quel colloquio, la Cassazione ha stabilito che la libertà di organizzazione di una scuola religiosa non può legittimare condotte discriminatorie.

La vicenda

La sezione lavoro della Corte di Cassazione ha stabilito che licenziare un docente per il suo orientamento sessuale è discriminatorio. Così si pone la parola “fine” alla vicenda giudiziaria che vedeva coinvolta un’insegnante trentina che nel 2014 fu licenziata da un Istituto religioso cattolico per via del suo orientamento sessuale.

La professoressa, infatti, viveva da tempo con una compagna. Con una sentenza del 7 marzo 2017 la Corte di appello di Trento aveva condannato l’Istituto scolastico anche per via del carattere ritorsivo e diffamatorio delle sue condotte. La scuola avrebbe dovuto risarcire la docente per 30.000 euro a titolo di danno morale e per 13.329 euro a titolo di danno patrimoniale.

A Cgil Trentino e Associazione radicale Certi diritti l’Istituto deve in totale 20.000 euro a titolo di risarcimento.La scuola aveva fatto ricorso in Cassazione nel 2017 proponendo cinque motivi rigettati dalla Suprema Corte. La Sezione lavoro ha ritenuto in particolare che la libertà di insegnamento di un ente religioso non giustifica le discriminazioni nei confronti di persone per etnia, religione, genere e orientamento sessuale.

Il ricorso è stato infatti respinto ponendo così la parola fine al procedimento giudiziario. La vittima ha espresso tramite l’avvocato Alexander Schuster sollievo per la conclusione della vicenda. “Siamo contenti che si sia raggiunta la chiarezza – spiega il legale – e che finalmente sia stato appurato che le scuole cattoliche possono avere libertà di insegnamento senza ledere la libertà dei singoli docenti che, a prescindere dalla loro vita privata, vanno rispettati nella loro dignità. Per la docente questa conclusione è importante anche perché fa emergere l’erroneo giudizio dell’allora presidente della Provincia autonoma di Trento.

Ugo Rossi, infatti, indagò i fatti e concluse che non sussistevano illeciti. Le indagini sono state fatte sulla base delle stesse informazioni delle quali disponevano i giudici”. L’Istituto è stato condannato anche al pagamento delle spese legali sostenute fino ad ora per 9.870 euro, accessori inclusi. 

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Cosa ne pensa l’autore
Caterina Lenti

Caterina Lenti - L’identità sessuale è una delle identità che sviluppiamo nel corso della vita, come l’identità professionale, di figlio, di padre, di madre, ecc. E, ancora, la sessualità è qualcosa di inerente al piacere. A mio parere, l’omosessualità, dovrebbe essere, quindi, intesa come un possibile modo di rapportarsi a se stesso, agli altri e alla vita. In un certo senso si può dire che è un modo in cui un individuo può esprimersi, interagire e proporsi come persona. La professoressa, accusata ingiustamente dall'Istituto, ad oggi, finalmente, ha trovato conforto nella giustizia italiana.

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