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Trento: 27 bare abbandonate per denaro in un capannone

In un capannone, della Cooperativa sociale dell’Alta Valsugana, a Trento sono state trovate 27 bare con resti umani. Almeno 300 i corpi da cremare, tolti dalle bare e disposti in sacchi di nylon.

Cronaca
Pubblicato il 19 aprile 2019, alle ore 10:30

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Trento: 27 bare abbandonate per denaro in un capannone

Nel capannone di una cooperativa sociale dell’Alta Valsugana, con sede a Scurelle in Trentino, sono state ritrovate 27 bare con resti umani. La segnalazione che ha convinto i carabinieri del Noe e alla Procura di Trento ad effettuare i controlli è arrivata da alcuni operai che lavoravano in un cantiere vicino. 

Le bare provenivano da diversi cimiteri del Veneto e, in attesa della cremazione, erano state ammassate nel capannone. Secondo gli investigatoti che hanno sequestrato la documentazione amministrativa e ambientale durante le indagini, sarebbero più di 300 le salme transitate dal capannone di Scurelle negli ultimi mesi.

Dai fatti all’accusa

L’accusa rivolta alla Cooperativa Sociale dell’Alta Valsugana è quella di non aver rispettato l’iter previsto per le bare contenenti le salme. Il loro compito era quello di portare le salme dai cimiteri ai forni crematori: invece sono state portate e depositate al capannone di Scurelle.

Giunte nel capannone le bare venivano aperte e separate dalle le spoglie dei defunti. I corpi senza vita venivano infilati in sacchi di nylon e riposti in scatole di cartone che, ben sigillate, venivano mandate al forno crematorio. Le casse funebri, in legno, ottone e zinco, venivano sezionate: una parte veniva inviata ai centri di smaltimento della zona, un’altra finiva nel mercato nero.

La Procura della Repubblica di Trento sta ora vagliando le due ipotesi di reato: la gestione illecita di rifiuti e il vilipendio di cadavere. Secondo la prima ipotesi, le bare sarebbero state rubate e ammassate nel capannone per smontarle nelle varie parti e rivenderne zinco e ottone. La seconda ipotesi, ancora al vaglio degli inquirenti, sostiene che una finta cremazione, con l’abbandono delle bare da parte delle imprese addette alla cremazione, avrebbe fatto incassare il costo del servizio saltando alcuni importanti passaggi, “stimato in circa 400 euro a salma” (secondo quanto si legge nella versione online de La Stampa).

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Quando il denaro è al primo posto nella vita, si finisce con il perdere il senso della dignità umana che va oltre la morte: si dimentica che il corpo dell'uomo va rispettato oltre il confine del respiro umano e del battito cardiaco. Contrasta questo episodio con i sentimenti di molti che vivono drammaticamente la morte della persona e per quel che rimane di questa persona farebbero qualsiasi cosa. Ma contrasta anche con il Vangelo letto in questi giorni in cui si parla dell'olio profumato conservato da una donna per la profumazione del corpo di Gesù, olio inutilizzato perché Gesù è Risorto, olio rimasto per noi, per i nostri corpi in attesa di risorgere con Lui.

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Commenti
Marilena Carraro
Marilena Carraro

19 aprile 2019 - 13:25:40

A: "la morte della persona", aggiungo "cara".

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