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Torino

Torino. Arrestato il pregiudicato rom autore del Rogo di Centocelle

Il rom arrestato ieri per il rogo a Centocelle - che ha causato la morte delle tre sorelline - aveva pochi mesi prima scippato la studentessa cinese Yao Zhang: arrestato, era stato poi rilasciato.

Cronaca
Pubblicato il 2 giugno 2017, alle ore 17:30

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Torino. Arrestato il pregiudicato rom autore del Rogo di Centocelle

Un ennesimo caso a dimostrazione di come le crepe del nostro sistema giudiziario consentano la messa in opera di crimini che avrebbero potuto non concretizzarsi. Ieri, è stato arrestato un ragazzo rom per aver ucciso, dando fuoco alla roulotte, le tre sorelle di Centocelle: pochi mesi prima, sempre a Roma, aveva scippato la studentessa cinese Yao Zhang travolta da un treno mentre rincorreva i rapinatori. 

Il soggetto era stato arrestato, per tornare libero di poter delinquere dopo due mesi. Tre gradi giudizio, prescrizioni e patteggiamenti, consentono a chi viola la legge di circolare tranquillamente sul territorio anche se, in questo caso, occorre precisare, l’imputato Serif Seferovic era colpevole “solamente” di rapina: la morte accidentale della vittima era comunque avvenuta in conseguenza del suo reato. Un obbligo di firma, braccialetto elettronico, qualche piccola precauzione non sarebbe stata necessaria?

Seferovic, in un triste spiazzo nel quartiere Centocelle a Roma, ha lanciato una molotov nel camper dove dormiva una famiglia: ha ucciso due bambine di 4 e 8 anni e la sorella maggiore di 20, gli altri 8 fratellini e i due genitori si sono salvati per miracolo. Serif Seferovic è stato arrestato ieri a Torino dagli agenti della squadra mobile: il pm Antonino Di Maio lo accusa di omicidio plurimo, tentato omicidio, e detenzione di oggetti incendiari

La precedente condanna di Serif, per furto con strappo, prevedeva 2 anni, ma la pena era stata sospesa: Yao Zhang aveva rincorso i suoi rapinatori diretti verso il campo nomadi di via Salviati, ed era finita sotto un treno in corsa. L’accampamento dei rom in via Salviati è il nodo centrale delle faide tra i Seferovic e gli Halilovic, la famiglia vittima del rogo.

Il movente dell’assassinio risiede nella lotta per la gestione illegale dell’affitto dei caravan all’interno dell’accampamento, oppure nella vendita di una partita di gioielli rubati il cui introito sarebbe stato diviso in modo scorretto tra le due famiglie: vi è il sospetto che Romano Halilovic possa essere stato punito perché ritenuto dai Seferovic l’informatore che, a gennaio, ha permesso l’arresto di Serif per la rapina alla ragazza cinese. 

La guerra fra le due famiglie è scattata tra la fine di aprile e i primi di maggio, camper incendiati da ambedue le parti: il primo dei Seferovic è andato a fuoco proprio in via Salviati, per mano degli Halilovic. Romano, per precazione, avrebbe deciso di lasciare l’accampamento e condurre la famiglia nel parcheggio a Centocelle. I Seferovic non si sono placati, hanno incendiato un altro caravan nel quartiere di Centocelle, il 5 maggio un camper nel campo La Barbuta.

La tragedia è stata il culmine di questa arcaica faida: Elisabeth, Francesca, e Angelica sono le vittime di questo indecente orrore urbano perpetuato nell’indifferenza delle istituzioni. “Sono convinto che mio figlio sia estraneo alla vicenda“, ha detto il padre di Serif all’avvocato Gianluca Nicolini che difende il figlio.

La mobile lo ha arrestato a Torino seguendo gli spostamenti della moglie che viveva in un campo nomadi in provincia di Sassari: la donna ha lasciato l’isola, e gli investigatori hanno compreso che stava andando a trovare il marito. L’assasino era scappato pochi giorni dopo l’omicidio dal campo di via Salviati, diretto in Bosnia e poi a Torino.

Gli investigatori hanno trovato il colpevole conducendo numerosi interrogatori e con l’ausilio della scientifica: hanno lavorato su un video di scarsa qualità delle telecamere del centro commerciale Primavera. Lo studio delle immagini ha portato alla determinazione dell’altezza, peso, età della persona. Nel video, si vede l’uomo correre dopo il delitto verso un furgone parcheggiato qualche metro più avanti: alla guida del mezzo, un complice. I poliziotti della Squadra mobile stanno cercando il soggetto: probabilmente, è uno dei fratelli di Serif.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lanzini

Chiara Lanzini - Uno scippo per la giustizia italiana non è niente, non conta il contesto ove è accaduto, la pericolosità della zona per chi è costretto a frequentarla, la regolarità dei crimini che la rendono protagonista. Serif circolava libero, incendiava caravan, arrivando ad un triplice omicidio. Perchè vi sono leggi che consento tali scempi?

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