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Tirreno Power: posti i sigilli alla centrale a carbone di De Benedetti

I carabinieri hanno posto sotto sequestro la Centrale a carbone Tirreno Power, di Vado Ligure, detenuta per il 39% da Sorgenia, della famiglia De Benedetti. L'accusa è di disastro ambientale e omicidio colposo

Cronaca
Pubblicato il 12 marzo 2014, alle ore 21:08

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Tirreno Power: posti i sigilli alla centrale a carbone di De Benedetti

La centrale a carbone Tirreno Power, detenuta per il 39% da Sorgenia, della famiglia De Benedetti, è sotto sequestro: i carabinieri hanno posto i sigilli negli impianti di Vado Ligure e Quiliano e hanno fatto eseguire lo spegnimento dei due gruppi alimentati a carbone e il commissariamento della centrale, a seguito dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi.

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Nell’ordinanza, con cui il Gip ha accolto l’istanza presentata dalla Procura della Repubblica di Savona, che indaga sull’impianto per disastro ambientale doloso e omicidio colposo, si parla di “un nesso di causalità tra le emissioni, le morti e le patologie. E la prova del disastro ambientale doloso con conseguenza sulla salute dei cittadini starebbe nella rarefazione dei licheni e nell’aumento delle malattie”.

Senza la centrale di Vado tanti decessi non vi sarebbero stati”, queste le parole di condanna del procuratore capo, Francantonio Granero. E infatti, stando alle indagini svolte dai periti nominati dalla Procura, in otto anni, dal 2000 al 2007, sarebbero oltre 400 le morti sospette, circa 2.000 i casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie e cardiovascolari, 450 I bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012, nelle zone più esposte ai fumi della centrale.

Sarebbero 5 le persone iscritte nel registro degli indagati: l’ex direttore generale Giovanni Gosio, dimessosi alcune settimane fa, il direttore di centrale Pasquale D’Elia, e altri tre nomi che hanno ruoli centrali in azienda. Il Gip afferma che la centrale non ha rispettato le indicazioni dell’Aia: la centralina per il Sistema di Monitoraggio delle Emissioni, necessario per verificare i limiti di inquinamento, avrebbe dovuto avere una precisa collocazione, ossia in un apposito “camino”, come previsto dall’Aia.

Ricordiamo inoltre che la Tirreno Power, nel 2013, aveva chiesto di poter usare un combustibile più inquinante per alimentare la centrale di Vado Ligure, in quanto l’olio a basso contenuto di zolfo era troppo costoso. Il ministero dell’Ambiente respinse la richiesta, in quanto costituiva “un pregiudizio alla qualità ambientale”. E ora ci si chiede perchè, nel 2010 la Regione diede l’autorizzazione alla realizzazione del progetto di ampliamento, nonostante la denuncia dei medici Virginio Fadda (biologo) e Agostino Torcello (pneumologo), dell’associazione ambientalista Moda di Savona.

“Le consulenze della magistratura savonese sono di parte né sono mai state sottoposte a un contraddittorio. Non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti. Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità” – questa la risposta della Tirreno Power all’ordinanza del Gip.

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