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Palermo

Testimone di Geova cacciato di casa perché gay. I genitori smentiscono, ma lui conferma

Fanpage.it riceve e pubblica la lettera dei genitori di Jo Conti, un ragazzo omosessuale di 38 anni che aveva raccontato a Fanpage.it di essere stato cacciato di casa dalla sua famiglia perché è gay. Ma lui conferma tutto e intende procedere per vie legali

Cronaca
Pubblicato il 20 gennaio 2022, alle ore 11:04

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Testimone di Geova cacciato di casa perché gay. I genitori smentiscono, ma lui conferma

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Jo Conti è un ragazzo siciliano di 38anni che due mesi fa raccontò al quotidiano Fanpage di essere stato cacciato di casa perché omosessuale. I suoi genitori sono infatti Testimoni di Geova, una religione che vieta l’omosessualità. Il giovane raccontò: “Ho trovato le lettere appese alla porta della mia camera dove mia madre scriveva di suo pugno e mi sollecitava di andare via di casa e che se non avessi pulito minuziosamente, non mi avrebbe più dato da mangiare”.

A distanza di due mesi, i genitori del ragazzo hanno sentito il diritto di dire la loro sulla vicenda, inviando una lettera allo stesso quotidiano per smentire la versione del giovane. La lettera porta la firma di entrambi i genitori di Jo Conti, Vincenzo e Angela Conti. Nella missiva, i due puntualizzano che le accuse del figlio sono false e che, oltretutto, sono mirate a gettare fango sulla loro organizzazione. Hanno anche voluto sottolineare l’affetto e l’aiuto che hanno sempre dimostrato nei confronti di Jo, e che la scelta di andar via di casa è stata una decisione personale, non una forzatura dettata dal fatto che lui fosse gay.

Nella lettera, i genitori hanno approfittato per aggiungere un pizzico di propaganda religiosa, sostenendo che i Testimoni di Geova si sforzano di seguire le norme della Bibbia, amando e rispettando il prossimo indipendentemente da razza, età, ceto sociale, livello di istruzione, religione e orientamento sessuale. E non riescono a capire come Jo abbia rivolto queste false accuse contro di loro e contro la loro fede. Il sospetto, secondo i due, è che si sia trattata di una trovata pubblicitaria mirata ad attirare attenzione su di sé e sulla sua carriera da musicista, sfruttando il fatto che i Testimoni di Geova sono un facile bersaglio, spesso vittime di pregiudizi e disinformazione.

La lettera conclude: “Ci auguriamo di cuore che conoscendo meglio i fatti, la stampa non si presti a questo strano meccanismo che sta facendo molto male alla nostra famiglia. Come genitori vogliamo che nostro figlio abbia una vita significativa, felice e più lunga possibile. Se lui vuole, il nostro aiuto non verrà mai meno”.

Fanpage ha fatto leggere la lettera a Jo che ha confermato tutto quello che aveva raccontato in merito ai difficili rapporti con la sua famiglia, soprattutto per quanto riguarda la religione. Il ragazzo ha sostenuto che quella lettera non è stata scritta dai genitori, ma è stata dettata sotto la supervisione degli “anziani” della comunità, che hanno voluto così difendere la loro organizzazione e far passare il giovane da vittima a carnefice. Jo ha infatti dichiarato che molti ex-Testimoni hanno confermato che quella lettera è un tentativo maldestro di farsi propaganda religiosa. Che lui ha le prove per documentare quanto ha affermato e che queste prove le esibirà in un tribunale, dato che è deciso a trascinare in giudizio sia i genitori sia la religione a cui appartengono.

“Mentire in nome di Geova? Si può e si deve-sostiene il giovane-tutto pur di difendere la società Torre di guardia. Mi chiedo: nessuno ha sempre ragione, come mai i testimoni di Geova si? Come mai non hanno mai ammesso neppure una delle cose di cui vengono accusate? Siamo tutti matti e tutti contro loro? Realtà o vittimismo? Io ci metto la faccia, senza vergogna a raccontare quanto ho subito, affinché nessun’altro passi i miei stessi abusi: loro non hanno mai messo la faccia nel discolparsi, facile nascondersi dietro lettere, spesso confuse, redatte ad hoc per contorcere la realtà. Sono stanco, in tribunale, stavolta, vedremo come finirà”. 

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Cosa ne pensa l’autore
Davide Spina

Davide Spina - Non entro in merito alla discussione se quella lettera sia stata scritta dai genitori o, come sostiene il giovane, sia stata dettata sotto la supervisione degli "anziani" della comunità. Tengo però a puntualizzare che una religione che si rispetti dovrebbe limitarsi a evangelizzare, a insegnare ai fedeli la distinzione tra il bene e il male, tra il giusto e l'ingiusto, lasciando poi ai membri la libertà di agire secondo la propria coscienza. Non dovrebbe inficiare i rapporti familiari, mettendo genitori contro figli e figli contro genitori. Questa non è seminare il bene, è seminare zizzania. Una pratica che non può considerarsi cristiana.

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