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Terra dei fuochi: la sete di Casal di Principe, ora arrivano le autobotti

L'intervento si è reso necessario in seguito allo stop dell'uso dei pozzi; per prendere l'acqua è stato fissato un calendario con fasce orarie precise e un elenco delle "stazioni" per la distribuzione

Cronaca
Pubblicato il 3 marzo 2014, alle ore 14:25

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Terra dei fuochi: la sete di Casal di Principe, ora arrivano le autobotti

Un calendario stabilito con giorno, luoghi ed orario per didtribuire acqua potabile a Casal Di Principe, nella terra dei fuochi; il provvedimento è stato firmato dalla commissione straordinaria capeggiata dal prefetto Silvana Riccio che gestisce l’ente comunale. Le autobotti distribuiranno circa 15mila litri di acqua potabile al giorno e stazioneranno dalle 10 alle 13 in diverse piazze della città. Raggiungeranno anche quei cittadini che non sono serviti da condotta pubblica, perchè in abitazioni abusive.

E’ stato un provedimento resosi necessario a seguito dei risultati effettuati dall’Arpac sull’acqua del comune di Casale. Il divieto di utilizzo dei pozzi è stato già ordinato due volte nel 2011. L’ultima ordinanza invece è del 18 settembre 2013. Tutto è rimasto solo su carta perchè chi doveva smettere di usare l’acqua, ha continuato ad usarla come se niente fosse.

L’ordinanza si è resa necessaria dopo gli scavi eseguiti nei terreni in tre diversi punti della città, alla ricerca di rifiuti interrati dalla camorra così come indicato dal collaboratore di giustizia Luigi D’ambrosio. I risultati erano già noti dal 2011 e non hanno altro che confermato la contaminazione della falda idrica sotterranea da tetracloroetilene, una sostanza chimica altamente tossica; presenti anche sostanze di ferro, piombo e alluminio.

I primi rilievi ci furono nel 2008 e furono fatti da una società americana per conto della NATO; già quei risultati parlavano di altissimi livelli di componenti organiche derivanti dai solventi industriali. L’allarme fu generale, infatti la NATO chiese ai suoi Marines di lasciare Casal Di Principe, ma l’allora amministrazione comunale riferì che i test effettuati dagli americani erano stati fatti sull’acqua dei pozzi e non su quella della condotta pubblica.

Il 18 dicembre 2009, l’allora sindaco Cipriano Cristiano firmò un comunicato in cui si diceva che in seguito a controlli effettuati dalla sezione di igiene del dipartimento di scienze mediche dell’università Federico II di Napoli, era stato decretata la salubrità dell’acqua. Nei mesi precedenti e anche nello scorso novembre L’Arpac aveva inviato un comunicato nel quale veniva detto che l’inquinamento dell’acqua pubblica era certo. La commissione aveva già dato incarico al settore ambiente di diramare il divieto di bere ed usare l’acqua nel casalese, poi però annullata.

L’invio delle cisterne era stato chiesto da Natale Renato, medico ed ex sindaco casalese nell’anno in cui la camorra uccise don Giuseppe Diana. Furono fatti altri test che hanno confermato i primi test fatti dagli americani e quelli fatti in precedenza.

La domanda a questo punto sorge spontanea: se tutti sapevano dei vari risultati dei test effettuati nel corso degli anni, perchè tutti hanno taciuto e hanno cercato di non far sapere la gravità della situazione? Nel frattempo la popolazione ha continuato ad utilizzare l’acqua e ha continuato a morire di cancro. Da studi effettuati, negli ultimi venti anni la percentuale di mortalità per cancro in quelle zone è aumentata del 100%.

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