Vendevano medicinali scaduti, cambiando le etichette in modo da poter continuare a spacciarli per buoni. Il fatto è successo a Terni, dove la squadra volante della polizia, nel corso delle indagini relative al caso, ha rinvenuto ieri 35 scatoloni contenenti circa 3.000 medicinali la cui data di scadenza era stata alterata, allo scopo di poterli nuovamente immettere nel mercato. Il ritrovamento è stato fatto all’interno del garage di un condominio nel capoluogo umbro. Ulteriori indagini da parte della Digos hanno permesso agli inquirenti di risalire ai proprietari del garage: si tratta di due rappresentanti farmaceutici la cui identità non è ancora stata resa nota. I due sono stati immediatamente denunciati per detenzione a fine di commercio di prodotti parafarmaceutici scaduti.
I rappresentanti farmaceutici, allettati dall’idea di poter guadagnare anche su medicinali non più assimilabili, hanno infatti preso la decisione di non mandare al macero la merce avariata in loro possesso, preferendo invece cambiare le etichette per poter continuare a smerciarla. La quantità di medicine scadute trovate dalla polizia fa supporre che dietro a due uomini denunciati, vi sia un giro molto più ampio di commercio illegale di prodotti guasti rimessi illegalmente sul mercato, dopo aver contraffatto la data di scadenza con l’applicazione di un’etichetta fasulla.
Le indagini relative al caso sono tuttora in corso, e si sarebbero allargate fino a supporre il coinvolgimento di circa 200 persone, le quali sarebbero state identificate (o sarebbero ancora in via di identificazione) nella giornata di ieri dagli agenti di polizia. Già ieri per l’appunto erano scattati 8 arresti per lo stesso motivo, in seguito ad una lunga serie di indagini che hanno interessato diversi siti dislocati tra la Campania ed il Lazio; grazie al lavoro delle forze dell’ordine, sono state rinvenute in quel caso 53.000 confezioni di farmaci scaduti, all’interno di vari depositi situati ad Arzano, Casoria e Napoli, per un valore di mercato di quasi due milioni di euro. L’operazione è stata condotta dai comandi provinciali di Roma e Napoli della Guardia di Finanza.