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Taranto, suicida in carcere: uccise la moglie a coltellate

Uccise la moglie con 41 coltellate nel luglio scorso, dopo essere stato mandato agli arresti domiciliari da dov'è evaso e per questo riportato in carcere. Michele Spagnuolo si è tolto la vita nella sua cella.

Cronaca
Pubblicato il 18 febbraio 2019, alle ore 13:11

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Taranto, suicida in carcere: uccise la moglie a coltellate

Michele Spagnuolo, 78 anni, nel luglio scorso aveva ucciso la moglie Teresa Russo di 57 anni, con 41 coltellate, per poi confessare il delitto con un bigliettino lasciato davanti alla caserma dei carabinieri.
La relazione tra i due era da tempo molto tesa, tanto che la donna aveva al suo fianco un avvocato che stava procedendo con il divorzio e che le aveva consigliato di chiudersi in camera durante la notte. 

Dal novembre 2018 era stato ricondotto in carcere dopo essere evaso dagli arresti domiciliari; qui stava aspettando l’inizio del processo per l’omicidio della moglie ma, questa mattina, è stato ritrovato il suo corpo privo di vita nella sua cella.

Il suicidio

Dopo aver scontato 9 giorni di carcere dal suo arresto per omicidio, Michele Spagnuolo era già agli arresti domiciliari a casa del fratello. Questa notizia aveva sconvolto l’intero vicinato dei due coniugi, preoccupati per il ritorno del 78enne e indignati per la mancanza di rispetto verso la defunta moglie, uccisa da Spagnuolo con 41 coltellate. Una rabbia che ha portato i vicini di casa a scrivere una lettera direttamente al presidente della Repubblica.

Dopo poco tempo però, il 78enne evase dagli arresti ma dopo poche ore fu ritrovato e ricondotto in carcere; qui avrebbe scontato sei mesi di detenzione per la fuga. Michele Spagnuolo stava quindi aspettando l’inizio del processo per l’omicidio della moglie presso il carcere di Taranto, quando stamattina è stato ritrovato il suo corpo privo di vita.

Secondo quanto è stato dichiarato, il 78enne avrebbe utilizzato una corda rudimentale stretta al collo. All’arrivo delle guardie presso la sua cella, l’uomo era già morto; sono valsi inutili tutti i tentativi per rianimarlo. L’inizio del suo processo davanti al giudice era previsto per il 20 marzo di quest’anno.

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Cosa ne pensa l’autore
Marta Lorenzon

Marta Lorenzon - Senza dubbio si parla di un uomo che non era in pace con se stesso. Capisco molto bene la rabbia del vicinato dei due coniugi che indignati non volevano sapere del ritorno dell'uomo nello stesso posto in cui aveva ucciso la moglie. In tutta questa storia, la nostra vicinanza va ad entrambe le famiglie, per certo invase dal dolore.

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