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Napoli

Singolare protesta dei commercianti a Napoli: legati con una catena di mutande in strada

I titolari di boutique provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento nel capoluogo partenopeo nella mattinata del 10 aprile. I titolari dei negozi di Chiaia legati assieme da una catena di abbigliamento intimo per manifestare contro le chiusure.

Cronaca
Pubblicato il 10 aprile 2021, alle ore 14:42

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Singolare protesta dei commercianti a Napoli: legati con una catena di mutande in strada

La crisi economica provocata dalla pandemia di Covid-19 comincia a far sentire i suoi gravi effetti su tutti i comparti del commercio, anche quello al dettaglio e dell’abbigliamento. Non solo, dunque, bar, ristoranti e settore turistico.

Tutti i titolari di attività commerciali ritenute “non essenziali” stanno facendo i conti con costi sempre più esorbitanti e con pochissime entrate: a volte non arrivano neanche i sussidi promessi dall’Esecutivo, che si sta impegnando a far fronte alla crisi economica. E così nella mattinata del 10 aprile i commercianti delle boutique di Napoli, a cui si sono uniti titolari di rivendite di abbigliamento di diverse zone d’Italia, si sono dati appuntamento in via dei Mille manifestando il loro disappunto per la situazione. 

I negozianti del rione Chiaia sono scesi in strada legati insieme da un simbolica catena composta perlopiù da mutande e abbigliamento intimo. “Non può essere una categoria merceologica a decidere del nostro futuro” – così recitava uno striscione che i manifestanti hanno portato in giro per le strade. Tutti i cartelli di protesta erano legati al collo dei manifestanti. Con questo gesto si spera di ottenere delle risposte dal Governo. La Campania tra l’altro è una di quelle regioni che anche la prossima settimana rimarrà in zona rossa

I commercianti: “Siamo chiusi da più di un mese”

“Siamo chiusi da più di un mese in Campania a causa del protrarsi della zona rossa Covid” – così affermano i titolari delle boutique e dei negozi di abbigliamento. Queste persone si chiedono perché comprare un reggiseno dovrebbe essere più o meno pericoloso che acquistare una maglietta. In questi giorni i contagi nella regione sembrano in miglioramento, ma si vuole essere ancora prudenti, per cui le massime restrizioni anti pandemia rimarranno almeno fino all’inizio della prossima settimana. 

Intanto i commercianti, di qualsiasi categoria, sono stremati in tutto il Paese. Molti di loro ormai non riescono a pagare più le bollette e gli affitti, per cui stanno pensando di chiudere i battenti. “Molte attività hanno chiuso o rischiano di farlo per sempre se non ci saranno aiuti da parte delle istituzioni. La protesta della mutanda è una forma simbolica di manifestazione per dire che siamo vivi e non vogliamo morire” – così spiegano i commercianti. 

E mentre le proteste dei titolari di attività commerciali vanno avanti in tutta Italia, il Governo ha fatto sapere di aver già cominciato ad elargire i contributi a fondo perduto richiesti dai commercianti di tutta Italia. Per alcuni però queste sono soltanto briciole che non consentiranno di portare avanti i progetti dei titolari, per cui si chiede subito la riapertura immediata. Lo stesso Premier Mario Draghi negli scorsi giorni ha detto che l’Esecutivo sta valutando una riapertura in sicurezza delle attività, ma ancora non c’è una data precisa entro quando questo possa avvenire. Incertezza, quindi, che getta sempre più nell’angoscia i commercianti.

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Cosa ne pensa l’autore
Federico Sanapo

Federico Sanapo - Ormai la crisi economica causata dalla pandemia di Covid sta mettendo in serio pericolo tutte le attività commerciali considerate come "non necessarie", e per questo si chiede un intervento del Governo per elargire ristori adeguati. Questi ultimi sarebbero già partiti e l'Agenzia delle Entrate avrebbe già cominciato ad elargirle ai beneficiari. Ma per molti commercianti gli aiuti sarebbero briciole in confronto alle gravi perdite subite da un anno di aperture e chiusure continue.

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