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Sentenza processo Ruby: “Sesso in cambio di denaro e gioielli”

Depositate le motivazioni della condanna a sette anni di carcere all'ex premier per concussione e prostituzione minorile

Cronaca
Pubblicato il 21 novembre 2013, alle ore 16:49

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Sentenza processo Ruby: “Sesso in cambio di denaro e gioielli”

E’ “provato che l’imputato abbia compiuto atti sessuali con Ruby in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità, quali gioielli”, scrivono i giudici di Milano nelle motivazioni della sentenza del processo Ruby a carico di Silvio Berlusconi.

Inoltre, sempre secondo i giudici, Berlusconi era consapevole della minore età della ragazza.

Dunque, a 5 mesi dalla sentenza dei giudici del Tribunale di Milano al processo Ruby che condanna Silvio Berlusconi a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concussione e prostituzione minorile, sono state depositate le motivazioni della sentenza.

Silvio Berlusconi era il “regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne”, che “dava il via al cosiddetto bunga bunga, in cui le ospiti di sesso femminile si attivavano per soddisfare i desideri dell’imputato, ossia per fargli provare piaceri corporei” si legge nelle motivazioni della sentenza. E ancora “ritiene il Tribunale che la valutazione unitaria del materiale probatorio illustrato evidenzi lo stabile inserimento di El Marhoug Karima nel collaudato sistema prostitutivo di Arcore ove giovani donne, alcune delle quali prostitute professioniste, compivano atti sessuali in plurimi contesti”.

Inoltre, secondo i giudici, è pienamente provata la responsabilità dell’imputato per l’accusa di concussione. Le telefonate notturne in questura del maggio 2010, le “enormi pressioni psicologiche” esercitate sul capo di gabinetto Pietro Ostuni, “pur senza un corrispettivo vantaggio” con un «”buso di qualità” da parte dell’allora Premier, per liberare Ruby, fermata nel pomeriggio con l’accusa di furto, rispondevano, scrivono i magistrati, “a esigenze dell’imputato di natura prettamente personale, da individuare nella sua preoccupazione di una divulgazione all’esterno da parte della giovane delle serate e della commissione dei fatti di reato”. Tutto ció “si concretizza in un uso strumentale della propria qualità, poiché Berlusconi, senza che ciò fosse richiesto dall’adempimento dei compiti istituzionali e per tale motivo abusivamente, ha utilizzato la propria carica e quindi la propria posizione di preminenza nella gerarchia istituzionale, onde costringere il Capo di gabinetto a consegnare senza indugio El Marhoug Karima a Minetti Nicole».

Già all’inizio della primavera potrebbe essere fissato il ricorso in appello.

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