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Sentenza di condanna per gli ex vertici della Centrale Enel di Porto Tolle

Si è concluso con una sentenza di condanna il processo a carico dei vertici della centrale elettrica di Porto Tolle di proprietà dell'Enel: 3 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per Paolo Scaroni e Franco Tatò.

Cronaca
Pubblicato il 6 aprile 2014, alle ore 08:49

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Sentenza di condanna per gli ex vertici della Centrale Enel di Porto Tolle

La centrale di Porto Tolle di proprietà dell’Enel, situata nel Parco del Delta del Po, è responsabile di aver causato il disastro dell’ambiente circostante e gravi danni alla salute della popolazione ivi residente.

Lo ha stabilito il Tribunale di Rovigo con la sentenza del 31 marzo scorso, che ha condannato in primo grado alcuni dei vertici Enel per il ‘grave inquinamento’ derivato dal funzionamento della centrale termoelettrica: una pena di 3 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per Paolo Scaroni e Franco Tatò, in qualità di ex amministratori delegati di Enel nel periodo dal 1996 al 2005. Assolto, invece, “per mancanza di elemento soggettivo”, l’attuale amministratore e direttore generale Fulvio Conti, così come altri sei imputati.

Tatò e Scaroni sono stati, inoltre, condannati al pagamento di una provvisionale di 430 mila euro, da ripartire tra coloro che si sono costituiti parte civile contro gli imputati, ossia il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Salute, la Provincia di Rovigo e alcuni Comuni polesani, Legambiente, Italia Nostra, Greenpeace e Wwf.

Le associazione ambientaliste esprimono soddisfazione, ma in verità la sentenza, tutt’altro che esemplare, commina delle pene semplicemente simboliche: il tribunale ha, infatti, accolto solo in parte ae richiesta del pubblico ministero, Manuela Fasolato, ossia la condanna per tutti gli ex vertici e l’attuale amministratore di Enel, “per aver mantenuto operativo l’impianto senza aver provveduto all’installazione delle adeguate apparecchiature per misurare l’impatto delle emissioni della centrale; misura che avrebbe potuto evitare il disastro ambientale e l’aumento delle patologie respiratorie, in particolar modo, nei bambini.”

In seguito alla condanna Tatò ha affermato: “Considero questa una sentenza assurda, che scuote la mia teutonica fiducia nella giustizia. Sono certo che chi gestiva la centrale quindici anni fa ha sempre rispettato le norme: vedremo in appello”.

Anche Scaroni si è difeso, dichiarando la sua estraneità alla vicenda e la sua volontà di presentare immediatamente ricorso.

La centrale elettrica di Porto Tolle, il cui impianto è stato realizzato tra il 1980 e il 1984, dal 1995 viene alimentata con un combustibile derivato dal petrolio dal nome “Orimulsion”, che, secondo la definizione di wikipedia “è un marchio registrato per un combustibile fossile a base di bitume” e “viene venduto ad un prezzo molto competitivo rispetto al carbone (il suo maggiore concorrente)”.

Ma nel 2005 Enel ha presentato il progetto di conversione a carbone; scelta decisamente insostenibile e inaccettabile per le associazioni come il Wwf, che ha lanciato la campagna “No al carbone. Sì al futuro“, per cercare di fermare i progetti di nuove centrali a carbone, “perchè “l‟uso del carbone non solo rappresenta la principale minaccia per il clima del pianeta ma è anche una delle maggiori fonti d’inquinamento con impatti assai gravi sulla salute di persone, organismi viventi ed ecosistemi. E‟ noto, infatti, come dai processi di combustione si liberino numerose sostanze tossiche, alcune bioaccumulabili, altre cancerogene, ecc.”.

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