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Sciolse il piccolo Giuseppe Di Matteo nell’acido: scarcerato per il rischio di coronavirus

Il rilascio di 376 mafiosi e narcotrafficanti, tra i quali anche Cataldo Franco, che uccise e sciolse nell'acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, provoca indignazione e allarme sociale.

Cronaca
Pubblicato il 7 maggio 2020, alle ore 19:11

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Sciolse il piccolo Giuseppe Di Matteo nell’acido: scarcerato per il rischio di coronavirus

Il rilascio massivo di boss mafiosi sta provocando indignazione e allarme sociale: sono 376 i mafiosi e narcotrafficanti scarcerati nell’ultimo mese e mezzo. Il 21 marzo, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del ministero della Giustizia ha inviato una comunicazione ai direttori delle carceri per segnalare i detenuti a rischio di infezione da coronavirus che pertanto dovevano essere mandati a casa, con la giustificazione che non c’erano posti nei centri sanitari delle carceri.

Alcuni dei più pericolosi boss mafiosi sono ora nelle loro case. Tra questi c’è anche un criminale particolarmente odiato dagli italiani, Cataldo Franco, condannato all’ergastolo per il rapimento e l’omicidio di Giuseppe Di Matteo, figlio di un mafioso pentito. Il rapimento fu deciso dal clan dei Corleonesi guidato da Totò Riina e dai fratelli Giovanni ed Enzo Brusca per punire Santino Di Matteo, il padre di Giuseppe, che era diventato un collaboratore di giustizia. Il ragazzo, non ancora tredicenne, venne rapito nel 1994 da quattro mafiosi travestiti da poliziotti e fu tenuto prigioniero per 26 mesi, fino a quando venne strangolato e il suo corpo sciolto nell’acido.

Un omicidio che scioccò l’opinione pubblica, tutt’oggi ricordato come uno dei crimini più atroci commessi dalla mafia siciliana. Ebbene, anche questo “mostro” ha ottenuto gli arresti domiciliari perché a rischio di essere contagiato dal coronavirus: il 28 aprile ha lasciato il carcere milanese di Opera e ha fatto ritorno a Geraci Siculo, in Sicilia. 

Considerando che il rilascio massivo di boss mafiosi non ha precedenti e che ha creato allarme sociale e politico, sorgono molti dubbi e una domanda: “c’è stata una negoziazione tra lo Stato e la mafia?“, scrive il direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari. E se fosse vero che sono usciti di prigione per salvaguardare la loro salute, fino a che punto il ministro della Giustizia e il capo del governo Conte hanno autorizzato il rilascio? Queste sono domande molto serie che riguardano la sicurezza dello Stato“, conclude il direttore de La Repubblica. 

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è finito al centro di una grande tempesta politica e le sue dimissioni sono state richieste da molti settori per obiettiva responsabilità politica. Alfonso Bonafede resta al suo posto, ma ha dovuto revocare la sua decisione, e ha annunciato che il governo approverà un decreto legge che disponga che i 376 mafiosi vengano riportati in galera

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Da nord a sud, dalle carceri sono tornati in libertà i boss della mafia: dietro ogni nome ci sono misfatti e crimini che hanno scritto pagine drammatiche della società italiana. Membri di Cosa Nostra in Sicilia, della Ndrangheta in Calabria, della Camorra a Napoli, e della Sacra Corona Unita in Puglia. E ora il pericolo è che, trovandosi nel loro territorio, molti di loro riescano a fuggire, grazie anche ai fedeli che li proteggeranno ad ogni costo

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