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Scambio di embrioni, un errore di omonimia

E' la prima ipotesi degli ispettori ministeriali. nessun codice a barre sulle provette di due coppie; bloccati i nuovi trattamenti, mentre continua l'assistenza per le coppie che hanno già avviato il trattaemetno

Cronaca
Pubblicato il 18 aprile 2014, alle ore 17:01

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Scambio di embrioni, un errore di omonimia

L’obiettivo è uno solo arrivare presto alla verità. Ricostruire quella mattina del 4 dicembre all’ospedale Pertini, quell’assurdo e clamoroso scambio di embrioni. Ricostruire come e perché si arrivò all’errore, a questa mamma che ormai da 5 mesi porta in grembo due gemelli non suoi. Ci ha lavorato per 48 ore di fila il team di ispettori inviato dal ministero della sanità, ci sta lavorando la commissione d’indagine voluta dalla Regione Lazio, che ieri ha inviato a Tor Vergata tutte e quattro le coppie di quella mattina e per effettuare prelievi di saliva per capire chi sono i genitori biologici. Una prima relazione degli ispettori è già sul tavolo del ministro, seguirà a distanza di due o tre giorni un verbale, che potrebbe contenere, per l’unità di Fisiopatologia del Pertini,anche indicazioni prescrittive. Tempi strettissimi come assicura il professor Giuseppe Novelli, genetista di fama e rettore di Tor Vergata.

Il professor Nanni Costa, direttore generale del centro trapianti, capo degli ispettori del ministero, ha lasciato Roma ieri. E’ stato fisicamente presente al Pertini nella prima giornata di lavori e poi ha fatto rimanere sul campo la sua squadra, cinque ispettori più un rappresentante della regione Lazio. Lo schema è stato quello di un’ispezione speciale. Si è trattato di confrontare le procedure adottate al Pertini con gli standard europei vigenti, perché a quelle si rifanno il ministero e il centro di trapianti. Al Pertini però è avvenuto qualcosa di più di una scontata acquisizione di documenti. Gli ispettori hanno avuto anche degli interrogatori col personale. Anche per cercare di capire se dietro l’errore non ci sia stato un sovraccarico di lavoro, uno stress rivelatosi fatale. 

Ma questi due giorni di indagini, hanno rilasciato anche l’ipotesi della quasi omonimia tra le due coppie,  una quasi omonimia diventata decisiva perché sulle provette, quella mattina, non vennero applicati adesivi con codice a barre, ma targhette vecchia maniera, con nome e cognome, aumentando la possibilità di un errore. Spunta anche l’ipotesi che le scritte siano state fatte in corsivo e non in stampatello. Questi elementi sono stati sicuramente approfonditi dagli ispettori. L’Asl Roma 2 nei giorni scorsi si è già difesa dicendo che non vi era la necessità di usare il codice a barre, il 4 dicembre davanti a un numero così ridotto di provette. Sono giorni molto complicati per l’ospedale romano. Ci sono coppie sotto trattamento e per loro l’assistenza è garantita. Sono invece bloccati i nuovi trattamenti, si parla di almeno un mese di blocco. Una brutta notizia per chi sperava, o per chi comunque era in attesa.

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