Hassanna Aalia è un attivista saharawi per i diritti umani, sulla cui testa pende una condanna all’ergastolo emessa dal tribunale marocchino di Rabat, al quale la Spagna ha negato l’asilo politico. Il Ministero degli Interni aveva, infatti, decretato che la sua espulsione dal Paese dovesse avvenire entro la giornata di ieri.
Aalia è “colpevole” di aver partecipato, nell’ottobre del 2010, alla pacifica protesta di Gdeim Izik, messa in atto dal popolo saharawi nei pressi di Al Aaium (la capitale del Sahara Occidentale) e conclusasi brutalmente circa un mese dopo con l’intervento dell’esercito marocchino che diede fuoco all’accampamento. Due saharawi e undici membri dell’esercito marocchino morirono e decine di civili, tra cui Aalia, vennero arrestati. L’attivista venne condannato a quattro mesi di prigione senza esecuzione.
Nell’ottobre del 2011, Aalia si recò in Spagna grazie a una borsa di studio per un corso di Formazione sui diritti umani; avrebbe dovuto fermarsi tre mesi, ma dopo la sua partenza dal Sahara un tribunale militare del Marocco decretò che venisse ricercato e catturato: per questo, all’inizio del 2012, decise di chiedere asilo politico al governo spagnolo.
Nel febbraio del 2013, venne accusato di ribellione e condannato all’ergastolo. Human Rights Watch ha denunciato il fatto che giudizio si sia svolto senza garanzie, sulla base di confessioni estorte con la tortura, oltre al fatto che Aalia è stato giudicato due volte per lo stesso motivo, ossia per la partecipazione alla manifestazione di Gdeim Izik.
“Cinque dei miei compagni condannati hanno denunciato di esser stati abusati con bottiglie di vetro; le unghie dei piedi e delle mani gli sono state strappate. E’ questo che mi aspetta nel carcere” ha dichiarato Aalia in un intervista telefonica con la testata giornalistica El Mundo. E aggiunge: “E’ dall’età di 17 anni che subisco torture e maltrattamenti. Ho presentato davanti a un giudice diverse denunce, ma mai ne è scaturita un’investigazione”. “C’è molta ignoranza riguardo a ciò che veramente succede nel Sahara Occidentale; ci sono persino molti giovani che non sanno che il Sahara è stata una colonia spagnola”, confessa.
Diverse organizzazioni per i diritti umani, partiti politici e manifestazioni di solidarietà al popolo saharawi in tutto il paese dimostrano il loro sostegno al giovane attivista e migliaia sono le firme raccolte per chiedere che il governo spagnolo gli conceda l’asilo.
Per l’aver firmato la Convenzione di Ginevra e per essere membro dell’UE, che ha aderito al Sistema europeo Comune di Asilo, la Spagna è obbligata a rispettare il principio di non restituzione quando, una volta deportata nel suo paese di origine, una persona corre un serio pericolo.
La piattaforma di appoggio a Aslia denuncia che il diniego di asilo politico al giovane “non rispetta il patto internazionale dei Diritti Civili e Politici approvato dall’Onu nel 1966 e ratificato dalla Spagna nel 1977”.