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Roma

Roma, svelata una truffa dei tamponi: infermiera e compagno indagati

Una infermiera del San Paolo di Civitavecchia ed il compagno sono sotto indagine per una vera e propria truffa dei tamponi. Lei rubava il materiale in ospedale, lui organizzava falsi tamponi con referti fittizi.

Cronaca
Pubblicato il 6 ottobre 2020, alle ore 20:12

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Roma, svelata una truffa dei tamponi: infermiera e compagno indagati

Un’infermiera del nosocomio San Paolo di Civitavecchia ed il suo compagno sono sotto inchiesta dopo la scoperta di una vera e propria truffa dei tamponi organizzata dai due.

Questi i fatti: lo scorso mese l’uomo, convivente della infermiera, si è presentato come dottore ed ha eseguito diversi tamponi per rilevare la presenza del Covid-19 tra gli impiegati di una ditta di pulizie di Roma. Al momento dell’arrivo del referto, una delle lavoratrici dell’azienda ha notato qualcosa che non andava nei risultati e si è rivolta all’ospedale Spallanzani per avere delucidazioni.

Dall’ospedale arriva la chiara risposta che non sono stati loro ad analizzare quei tamponi, e suggeriscono alla donna di fare riferimento alla ASL Roma4 per continuare la sua ricerca. La ASL a sua volta visiona il referto e non solo non lo riconosce come farina del proprio sacco, ma si insospettisce a tal punto da fare una segnalazione ai carabinieri.

La PM Allegra Migliorini, che ha coordinato le indagini, ha scoperto tramite i propri inquirenti la truffa organizzata dalla coppia: lei si occupava di rubare dall’ospedale gli stick utilizzati per effettuare i tamponi e li portava a casa dal suo compagno. Lui, spacciandosi per medico senza averne alcun titolo, si preoccupava di eseguire i tamponi, ovviamente a pagamento, ed a redigere sedicenti “referti” senza avere svolto alcuna analisi, prendendo a modello quelli emessi dallo Spallanzani per farli sembrare originali.

Oltre alla truffa, i capi di imputazione per la coppia potrebbero aumentare con lo svolgersi ulteriore delle indagini. Dato che i referti emessi erano totalmente fasulli, è possibile che ci fossero persone positive al Covid-19 che abbiano continuato a svolgere la propria attività lavorativa convinti di essere negativi, mettendo a rischio la salute di molte persone.

Al momento sono circa una trentina le persone che erano state sottomesse ai falsi tamponi, ma il numero potrebbe aumentare, dato che probabilmente la truffa dei due andava avanti fin dallo scorso aprile. Nella casa della coppia gli investigatori hanno trovato altri stick per tamponi, oltre che altro materiale come garze, lacci emostatici e medicinali, tutto rubato dalla Asl di Civitavecchia.

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Cosa ne pensa l’autore
Anna Santini

Anna Santini - Come minimo lei dovrebbe perdere non solo il lavoro, ma anche l'abilitazione come infermiera. Una persona del genere, pronta ad approfittarsi del momento del bisogno per truffare la gente, non merita un lavoro con così tanta responsabilità. Chissà se davanti ad una persona incosciente in ospedale non abbia mai allungato le mani per rubare qualcosa: una persona del genere ne è capace.

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